Unipol o Palladio, Fonsai decide

MILANO Cda della verità per Fonsai. Il consiglio della compagnia dei Ligresti si è riunito ieri pomeriggio per esaminare la controproposta di Unipol e decidere se andare avanti sulla strada che porta all'integrazione con Bologna o invece abbandonare il progetto e rivolgersi a Sator e Palladio, autori di una proposta alternativa per ricapitalizzare la compagnia dei Ligresti. Sul tavolo del cda, a cui seguirà quello di Milano Assicurazioni, ci sono le valutazioni vincolanti del comitato degli indipendenti, composto da Salvatore Militello, Salvatore Bragantini e Roberto Cappelli, su cui requisiti di indipendenza - in ragione dei rapporti con Unicredit - erano stati chiesti chiarimenti dalla Consob. Già in precedenti consigli, Bragantini, eletto in consiglio da Sator e Palladio, si era espresso contro l'integrazione con Unipol, sulla base delle valutazioni espresse dagli advisor di Fonsai (Citigroup e Goldman Sachs), peraltro molto distanti da quelle dei consulenti di Bologna (Lazard). A complicare ulteriormente il consiglio contribuisce il tentativo da parte di Paolo e Jonella Ligresti di far naufragare l'intesa con Bologna, non rinunciando alla manleva e al recesso, per portare la compagnia tra le braccia di Matteo Arpe e Roberto Meneguzzo, la cui proposta è più appetibile per la famiglia siciliana. La mossa ha creato molta preoccupazione tra i consiglieri delle società, allarmati per le conseguenze di un eventuale commissariamento di Fonsai e di un fallimento di Premafin. Ieri il cda della holding, differenziandosi dalla posizione dei suoi azionisti di controllo, ha deliberato di andare avanti con Bologna chiedendo però al gruppo guidato da Carlo Cimbri di spiegare entro domani come mai la mancata rinuncia a recesso e manleva, non renda «irrealizzabile» quella che è stata posta da Unipol come una condizione sospensiva. Al riguardo Giuseppe Vegas, presidente della Consob, ha ribadito che la decisione dei Ligresti non è «attualmente» compatibile con l'esenzione dall'opa su Premafin. Certo che se Fonsai o Milano Assicurazioni dovessero dire no a Unipol o oggi l'assemblea di Premafin non dovesse approvare la ricapitalizzazione da 400 milioni riservata a Bologna, per la holding scatterebbe il default in quanto le banche creditrici, ha ribadito anche oggi Federico Ghizzzoni, A.d. di Unicredit (il cui cda ha deliberato in tal senso) escuterebbero il pegno sulla quota in Fonsai e non firmerebbero la ristrutturazione del debito. In caso contrario «siamo disponibili ad approvare la ristrutturazione del debito».