I malati psichici si raccontano all'autore dei pazzi

Il 21 aprile si terrà l'assemblea d'istituto del liceo scientifico Wiligelmo, presso il forum Monzani. L'argomento trattato sarà l'impegno contro le associazioni mafiose, un tema di grande attualità per Modena e per la nostra redazione. All'assemblea presenzieranno come ospiti il prefetto Trevisone, e don Luigi Ciotti, fondatore di Libera. L'intervento di questi ospiti si terrà dalle ore 10:30 alle 13 a seguito del film Giovanni Falcone di Ferrara. Don Ciotti è avvezzo a questi incontri con gli studenti, mentre per Trevisone, che era prefetto a Palermo quando fu assassinato Falcone, si tratta della prima apparizione tra i gioovani modenesi. di Giulia Babini "Il cimitero dei pazzi" presentato e discusso con quanti sono inquadrati dalla società civile in uno stereotipo così opprimente. L'incontro, davvero inusuale, è avvenuto presso l'associazione di volontariato "Insieme a noi" di via Albinelli, tra lo scrittore e giornalista Francesco Zarzana, che ha presentato il suo libro, e gli utenti della struttura. Questi ultimi mossi da sincera curiosità e da una certa inquietudine causata dalla copertina del romanzo: una ventina di croci prive di nome e fiori, conficcate in un terreno ormai secco ed abbandonato. Disposti a cerchio, ognuno dei presenti poteva inserirsi nel discorso dello scrittore, facendogli domande o portando come testimonianza un vissuto personale. Infatti l'associazione, dedita alle persone afflitte da disagio psichico, promuove il confronto e l'espressione individuale. L'ex dirigente scolastico del liceo scientifico Wiligelmo di Modena, Giorgio Casillo, ha dato il via affermando che «la salute mentale è solitamente interesse solo di coloro che ne sono stati o ne sono tutt'ora vittima e degli operatori, degli addetti ai lavori. Tuttavia è molto importante anche il contributo di chi, nonostante la sua totale estraneità al problema, si interessa e prende a cuore la salute mentale per salvare dall'oblio le vittime di tale disagio». E proprio di oblio ha parlato Zarzana che, tra lo stupore e l'incredulità dei presenti, ha raccontato di come "Il cimitero dei pazzi" situato a Cadillac in Francia, è chiamato dalle persone che vivono vicino a quest'ultimo: "Il cimitero dei dimenticati". Ciò a causa della presenza di ben 4.000 individui privi di identità, sepolti in fosse comuni e lasciati cadere nell'anonimato più totale. Durante il dibattito è stato chiesto a Zarzana se il castello adiacente al cimitero di Cadillac fosse stato il solo ad essersi macchiato del sangue di poveri innocenti. Lo scrittore ha perciò dichiarato che «Il cimitero di Cadillac, creato nel 1920 e chiuso con l'ultimo internato nel 2000, non è stato il solo. Infatti in Francia vi erano almeno altri cinque cimiteri in cui si erano verificate situazioni analoghe a quelle descritte nel libro». Un altro intervento mosso da una volontaria chiedeva chiarimenti sul ruolo della Direttrice all'interno del castello adiacente al cimitero. Zarzana ha replicato spiegando che la storia che gli è rimasta impressa è quella della giovane Margherita, la quale ha lasciato un segno indelebile nella vita della direttrice. «Margherita- ha affermato Zarzana - era una sedicenne priva di qualsiasi genere di malattia psichiatrica. Cresciuta solo con la madre, poiché il padre le aveva abbandonate prima che lei nascesse, durante la II Guerra Mondiale, in un bombardamento la madre era stata ferita gravemente ed era rimasta paralizzata su una sedia a rotelle. La povera ragazza era stata costretta allora a crescere prima del tempo e a prendersi cura della madre. Un giorno però la giovane, in un impeto di rabbia, aveva schiaffeggiato quest'ultima ed era perciò stata internata nel castello in cui avveniva la rieducazione delle ragazze difficili ad opera di suore. Dopo diversi invani tentativi di fuga, la giovane aveva iniziato a scrivere lettere alla Direttrice. Questa loro comunicazione mostrava il lato materno e protettivo della Direttrice in conflitto però con il suo ruolo istituzionale. Infatti quando l'istituzione toglie ogni forma di libertà, come in questo caso, allora la sua forza è così totalizzante da impedire la nascita di rapporti interpersonali. Margherita si suicidò qualche mese prima della liberazione e la sua morte portò alla chiusura di tutti i luoghi di rieducazione femminile». Al termine un utente ha chiesto allo scrittore come avesse vissuto questa sua esperienza e come avesse interpretato la sofferenza degli internati. Zarzana ha affermato: «È stata un'esperienza forte e significativa. Mi sono immerso in un mondo di dolore, ma sono lieto di averlo fatto perché bisognava denunciare la crudeltà dell'uomo; anche se non era in programma col mio editore la pubblicazione di questo libro. È partito tutto dalla una mia curiosità personale». L'incontro improntato al dialogo tra utenti e scrittore è risultato un'occasione di crescita reciproca, di arricchimento e di riflessione. Gli utenti erano coinvolti emotivamente dalle parole di Zarzana e dai loro occhi traspariva una sorta di condivisione, poiché il tema affrontato nel libro li toccava in prima persona. A differenza delle tradizionali presentazioni di libri, questa è riuscita a far vibrare le corde giuste . ©RIPRODUZIONE RISERVATA