Unipol e Fonsai, strappi in Borsa

di Giuseppe Centore wROMA. Nel giorno della definizione del consorzio di banche che affiancherà Mediobanca nell'aumento di capitale di Fondiaria-Sai e Unipol (oltre all'istituto di via Filodrammatici saranno della partita Barclays, Credit Suisse, Deutsche Bank, Morgan Stanley, Nomura, Ubs e Unicredit) le azioni dei due gruppi assicurativi, più volte sospese nel corso della seduta per eccesso di rialzo, strappano decisamente negli ultimi minuti di contrattazioni, chiudendo con +30 per cento rispetto a venerdì. Ieri sono passate di mano il 3,4 per cento di azioni Fonsai e il 2,5 per cento di Unipol. Ambienti Consob parlano di «monitoraggio molto attento» sui volumi e sugli scambi, ma precisano che a tutt'oggi non vi è stato alcun superamento di soglie oltre il quale scatta l'obbligo di comunicazione (il 2 per cento di capitale). Da Consob viene fatto notare che i movimenti sembrano essere coerenti con le informazioni date al mercato: dalla scorsa settimana gli operatori scommettono sul buon esito dell'operazione. Gli analisti ritengono che gli acquisti su entrambi i titoli si collochino all'interno del progetto di aumento di capitale, e siano quindi effettuati da "mani amiche" per tenere alti i valori e disincentivare interventi ostili. Questa settimana si avranno comunque notizie decisive sulle caratteristiche dell'aumento di capitale di Unipol e sull'eventuale concambio con Fonsai. Giovedì dovrebbe essere in programma il cda di Unipol per la presentazione dei dati del 2011, e in quella occasione i vertici della compagnia diranno qualcosa di più sulle caratteristiche del loro intervento su Fonsai. Ieri intanto uno dei soci controllanti Unipol tramite Finsoe, la Coopadriatica, con il suo presidente Adriano Turrini (che siede anche nel cda di Unipol) interviene sulla prossima operazione negando alcuna specifica volontà di salvare la famiglia Ligresti. «Il nostro obiettivo è salvare la copertura di otto milioni di clienti e degli ottomila dipendenti». Secondo il dirigente cooperativo «non sfugge a nessuno che con il miliardo di perdita siamo in presenza oggi di una Fonsai che, senza l'intervento di qualcuno, avrebbe serie difficoltà. È per noi uno sforzo importante ma che vale la pena di fare, non per entrare in qualche salotto buono ma per fare il nostro mestiere fino in fondo, per trarre i ritorni e gli utili che possono esserci da un progetto industriale significativo». ©RIPRODUZIONE RISERVATA