Processo ai fascisti Senza fondamento le accuse a Scalfaro

Egregio Direttore, in seguito alla morte di Oscar Luigi Scalfaro sono scoppiate nuove dure polemiche contro l'ex Presidente della Repubblica, al quale non si perdona la sua fermezza contro Silvio Berlusconi. Oltre per i motivi strettamente politici, Scalfaro viene accusato di aver condannato a morte sei fascisti tra cui il modenese Enrico Vezzalini, che venne fucilato a Novara il 23 settembre 1945. Non voglio entrare nel merito dei fatti politici e sulla fucilazione di cinque dei sei fascisti, ma sulla condanna a morte di Vezzalini, già prefetto di Ferrara e Novara, posso affermare che al processo del gerarca modenese Scalfaro non fu né pubblico ministero né presidente della Cas (Corte d'assise speciale). Dallo studio del fascicolo processuale, (di cui ho copia), che si è concluso con la pubblicazione del libro "La scia di sangue lasciata dai Tupin", ho potuto appurare che il processo venne celebrato a Novara nei giorni 14 e 15 giugno 1943 e che la Corte era presieduta del dottor Costantino Grillo mentre l'accusa era rappresentata dall'avvocato Giuseppe Cantoni. Nel corso dell'istruttoria Vezzalini, all'interno del carcere di Novara, venne interrogato dal dottor Gennaro Messina, sostituto procuratore presso la Cas Ferrara, che collaborava con quelle di Novara. Vezzalini, che respinse ogni accusa, fornì invece importanti informazioni in merito alla morte del federale di Ferrara, Igino Ghisellini. In tutto il fascicolo non ho trovato traccia di Scalfaro. Scalfaro, ex costituente, che non era certo un campione di simpatia, anche da ex presidente ha continuato a difendere con particolare vigore la nostra Costituzione, che spesso viene attaccata a sproposito. Ricordo che alcuni anni fa, anche a Modena, in un convegno sulla Costituzione, Scalfavo venne duramente attaccato con le solite rozze argomentazioni. Anche allora ritenni opportuno difenderlo. Al di là delle critiche a Scalfaro, mi preoccupa il fatto che gli italiani, senza una straccio di prova e con i soliti luoghi comuni, gettano ingiustamente la croce addosso a questo e a quel personaggio seguendo campagne diffamatorie spesso orchestrate dall'alto. Rolando Balugani