«La nostra industria può salvare l'Italia, a patto che...»

La società attuale «ha perso la vera misura del valore incondizionato di ogni persona umana», una deriva cui «come credenti e come persone ragionevoli non possiamo rassegnarci». È quanto afferma, in un passaggio della sua omelia in occasione della Festa della Sacra Famiglia, l' arcivescovo di Bologna Carlo Caffarra, che tocca il tema della vita e del rapporto con essa intessuto dalla società dell'Occidente. «La grande verità che oggi la Parola di Dio ci insegna e la conseguenza etica derivante da essa, ogni vita umana è un bene che non è a disposizione di nessuno, - osserva il cardinale - possono essere accolte anche dalla ragione retta. Ed infatti esse hanno costituito uno dei pilastri portanti della nostra civiltà occidentale: il pilastro della dignità incommensurabile di ogni persona». BOLOGNA Un Paese, l'Italia, che non è il «fanalino di coda dell'Europa» e che, per mettersi al sicuro necessita che venga data la necessaria «liquidità» alle imprese. A leggere così la situazione economica del Paese è il presidente di Unindustria Bologna, Alberto Vacchi, nella sua lettera di fine anno. «Credo che le imprese, forse perché allenate a competere, siano in condizione di dare un contributo concreto al salvataggio dell'Italia, ma dobbiamo pretendere che tutte le parti mostrino un impegno speciale. Parte della liquidità che la Bce sta riversando, in queste settimane, sui sistemi bancari - ammonisce il numero uno degli industriali felsinei - deve essere necessariamente destinata, dalla stessa Bce, al mondo produttivo, dandoci nel concreto la possibilità di combattere, sempre in un clima politico e sociale favorevole alla crescita». Quanto agli sforzi da compiere per sostenere l'Italia e la sua economia nella difficile uscita dalla cris economica, sottolinea Vacchi, «abbiamo condiviso con il governo Monti l'esigenza di fare scelte difficili, che stanno mettendo a dura prova il sistema delle relazioni sociali. Ora - assicura - ci impegneremo con crescente enfasi nel chiedere al nuovo governo una altrettanto ferma determinazione per varare le misure per la crescita, nella consapevolezza che - chiosa - se la pressione fiscale e burocratica non si allenterà, se non si troveranno forme di incentivazione per imprese e lavoro, tornare a crescere sarà una sfida durissima». Nella sua lunga disamina il leader degli industriali bolognesi non manca di sottolineare come con la 'manovra salva Italià da poco varata «che contiene molte tasse ma anche riforme importanti, il nostro Paese stia ora cercando di recuperare fiducia tra gli investitori e di convincere l'Europa di aver cambiato passo». Tuttavia, osserva ancora, «pur esprimendo grinta ed ottimismo, c'è una diffusa consapevolezza che non sarà facile rimettere le cose in ordine. La »manovra salva Italia« infatti, pur necessaria, avrà inevitabilmente un effetto recessivo sulla domanda interna. Mentre anche l'export, che nel 2011 è stato il nostro punto di forza, è destinato a rallentare a causa di un peggioramento generale dello scenario economico mondiale». Inoltre, avverte Vacchi, «non vanno sottovalutati gli effetti della competizione tra Paesi dell'Unione che non si sono ancora dotati di politiche opportune per fare dell'Europa una nazione.E questo limite è evidente in uno scenario di sfiducia diffusa verso l'Europa, che ha troppo balbettato. Ciò premesso non dobbiamo nè possiamo tirarci indietro» e, sottolinea Vacchi, «il tempo sarà galantuomo: chi ci giudica - i mercati, l'Europa, la Bce, il Fmi - dovrà riconoscere che, a differenza di altri Paesi che nel 2013 avranno ancora deficit statali altissimi, noi saremo un Paese in equilibrio, e libero da fardelli fatti di giudizi meritati ma anche bersaglio di una leadership europea che ci vorrebbe, almeno in parte, ai margini». Raggiunto il pareggio di bilancio, infatti, l'Italia sarà in grado di provare il rilancio anche grazie al suo tessuto imprenditoriale. «Ancora una volta abbiamo dato ampiamente prova di saper far vivere un sistema economico vitale e dinamico. Lo dimostrano le nostre esportazioni in valore che, a settembre di quest'anno, hanno riguadagnato i picchi pre-crisi di inizio 2008».