La rabbia delle donne in 300 piazze


ROMA.Dicono che questo non è un Paese per donne, e che ormai non è più solo un affare di donne. «Non sante, né prostitute», le donne scenderanno in piazza domani in quasi trecento paesi e città in Italia e all'estero per «riprendersi la dignità». Da Acqui Terme a Viterbo, passando per Parigi, Berlino e New York, senza simboli di partito né segni di riconoscimento se non il logo della manifestazione, una donna in campo rosa che regge una bandiera con lo slogan: «Se non ora quando».
A Roma dalle 14 saranno in piazza del Popolo, tra le altre, la presidente della commissione Giustizia della Camera Giulia Bongiorno e il segretario generale della Cgil Susanna Camusso. A Milano, in piazza Castello, ci sarà anche Lucrezia Lante della Rovere, a cui nei giorni scorsi la madre, Marina Ripa di Meana, si era rivolta dalle pagine del «Foglio»: «Perché puntate il dito contro le presunte mignotte?». Una domanda a cui l'attrice si sottrae: «Non mi interessa».
Perché andare in piazza?
«Per la dignità delle donne, che affrontano una vita durissima, e che sono costrette a vedersi rappresentate in questo modo. Perché basta avere al governo persone ricattabili che usano ragazzine come esche da mettere in Parlamento: noi paghiamo le tasse per finanziare una politica che ci rappresenti e non credo che gli italiani abbiano voglia di finanziare Nicole Minetti».
Cosa la scandalizza?
«Non è che facciamo le bacchettone: Cicciolina si è candidata e nessuno si è scandalizzato. Ma ci si scandalizza quando diventa normale che il sistema sia un bordello di minorenni».
La responsabilità è solo del 'berlusconismo"?
«È un fenomeno che parte da lontano, ma nessuno ha fatto niente per contrastarlo. È una mentalità italiana e le mignotte ci sono sempre state, ma la manifestazione non è contro le prostitute: è che vogliamo vivere in un Paese con una cultura diversa, in cui si racconta la donna in un altro modo. La signora Bindi viene insultata perché non risponde ai canoni di bellezza, un altro dice 'io ce l'ho duro", si è raggiunto livello di malcostume e volgarità oltre ogni limite. E poi, se si è malati di sesso, o si cambia lavoro o si evita di rendersi ricattabili con le foto dei telefonini. E guardi che io credo che le intercettaziono non vadano pubblicate...».
Questione di privacy?
«Non ha senso pubblicare ogni parola: serve all'audience, ma la gente non ne può più. Noi vogliamo sapere chi è colpevole e chi innocente, non che ci venga raccontato tutto come fosse gossip».
Qual è la responsabilità del premier secondo lei?
«È politica: l'idea che uno mente, che renda ridicolo il Paese raccontando che lui fa del bene, è patetica. Allora aiutasse anche noi, non solo la 'nipote di Mubarak"».
Le organizzatrici parlano della necessità di una nuova emancipazione...?
«Bisogna ridare spazio alle donne in gamba che non accettano di cadere a un livello cosi basso. Esiste un'altra parte dell'Italia».
Non c'è anche una responsabilità delle donne?
«C'è uno stupore: com'è possibile che le donne nel 2011 cadano ancora in questo bisogno dello sguardo maschile? C'è una responsabilità delle madri nell'educazione dei figli, perché questo è un Paese maschilista. Allora bisogna fare un po' di autocritica e scalzare gli uomini dalla politica».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Maria Rosa Tomasello