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Accordi a rischio, in ballo almeno 10 miliardi

 ROMA. Almeno dieci miliardi di euro a rischio: il no all’estradizione di Cesare Battisti potrebbe mettere a rischio commesse e investimenti previsti nel quadro degli accordi bilaterali firmati lo scorso giugno tra Italia e Brasile, e compromettere così un rapporto economico privilegiato sul quale molto hanno scommesso Silvio Berlusconi e il gotha dell’imprenditoria italiana. «Questo non è un clima favorevole per ratificare», ha avvertito il ministro degli Esteri Franco Frattini subito dopo la decisione di Brasilia contraria all’estradizione dell’ex terrorista rosso. Una pessima notizia per le imprese italiane che hanno incluso il Brasile nelle proprie opzioni strategiche. Dalla difesa ai trasporti, dall’energia all’agroindustria, alla costruzione di strutture sportive per i mondiali del 2014 e le Olimpiadi di Rio del 2016, potrebbe essere compromesso l’intero dossier economico firmato a San Paolo a fine giugno a conclusione del Forum imprenditoriale italo-brasiliano dall’ormai ex presidente Lula e dal premier.
 L’Italia, aveva sottolineato Berlusconi, può «offrire al Brasile eccellenze della tecnologia d’avanguardia, ma anche capitali» per aiutare il «miracolo economico brasiliano». I numeri dell’interscambio sono importanti. Nel 2009 l’Italia ha superato la Francia come partner commerciale di Brasilia, diventando l’ottavo Paese esportatore con una quota di quasi il 3%. E negli ultimi anni il numero di imprese che hanno aperto filiali in Brasile è più che raddoppiato, da 120 a 300. Fiat, Iveco, Pirelli, Telecom, Eni, Saipem, Impregilo, Finmeccanica, Fincantieri e Techint sono fra le aziende con una presenza significativa. E grazie all’ Accordo di partenariato strategico firmato a Washington in aprile, gli spazi per nuovi appalti si sono allargati ulteriormente. Fincantieri e Finmeccanica sono interessate a un contratto per il rinnovamento della flotta marina e fluviale brasiliana che potrebbe valere 6 miliardi di euro. Per Fiat, il Brasile è il secondo mercato più importante dopo l’Italia, aveva fatto notare l’ad Sergio Marchionne dopo la visita in Italia di Lula nel novembre 2008. Un’occasione nella quale erano stati siglate altre importanti intese. Tra l’altro, un accordo quadro di collaborazione nel campo della difesa tra il ministro Ignazio la Russa e l’omologo brasiliano Nelson Jobin: in ballo 5 miliardi di euro per quattro fregate e cinque pattugliatori Fincantieri con armamento Finmeccanica. In campo anche l’alta velocità, con Ansaldo Breda e Ansaldo Sps; la collaborazione Tra Agenzia spaziale italiana e brasiliana; i sistemi aeronautici con Alenia. La partita, ora, si riapre, con molte incognite.