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“Strana allenza” criticata a destra e a sinistra

 In casa Udc le manovre di avvicinamento al Pd non piacciono a tutti. Storce il naso soprattutto chi, votato al centro-destra, è “naturalmente” allergico alla sinistra. C’è il timore di pagare molto caro l’appoggio al centrosinistra alle prossime elezioni. E non si fanno salti di gioia nemmeno nella componente cattolica del Pd, dove si teme l’ingresso di un concorrente di area.
 “E’ incredibile - è la battuta raccolta ieri mattina - Noi cattolici da anni chiediamo cose analoghe e non veniamo considerati. Ora arrivano questi e si stendono tappeti rossi.”. Quanto agli ex-Ds c’è chi vuole ragionare sui programmi e chi preferirebbe discorsi approfonditi con i vendoliani. E Sel ha già detto: “Noi usciremmo dalla maggioranza”. Neppure a destra l’avvicinamento dell’Udc al Pd piace. Per il consigliere regionale e comunale del Pdl Andrea Leoni “in una sinistra senza identità, senza progetti e senza leader basta il grimaldello della mano tesa dell’Udc sul bilancio comunale per scatenare litigi, fratture e crolli. Quella di centro sinistra, a Modena, è una coalizione solo di nome ma non di fatto. Siamo di fronte ad una torre di babele erosa da continue liti interne dove si fa tutto per non cadere, ma nulla si realizza nulla nell’interesse dei cittadini. E’ chiaro che non ci può essere un accordo reale tra un partito come l’Udc ed un’amministrazione di sinistra che si batte senza sosta per il registro del testamento biologico, per le coppie di fatto e per togliere i crocifissi. Senza tirare per la giacchetta nessuno, è chiaro che anche a Modena, così come a livello nazionale, la collocazione naturale dell’Udc è con lo forze che si riconoscono nel Partito Popolare Europeo, nel fronte alternativo ad una sinistra che perde voti e che ha deciso di appiattirsi su posizioni radicali e laiciste”. Ancora più critico sulla manovra di davide Torrini è Enrico Aimi del Pdl: “La rotta incerta dell’Udc a Modena e a Roma fa sospettare che il movimento di Casini abbia davvero perso la bussola - afferma il consigliere rgeionale - Da noi si fidanza col Pd in Provincia mentre nella Capitale prepara il matrimonio con Fli che poche ore fa ha dichiarato, per bocca dell’ex radicale Benedetto Della Vedova: su gay e fine vita, basta appiattirsi sul Vaticano”. Aimi parla di “singolare deriva laicista” dell’Udc. Un partito che “siede con noi a livello Europeo tra i banchi del Partito Popolare e dovrebbe difendere primariamente quei valori di ispirazione cristiana come vita, famiglia tradizionale e libertà d’insegnamento che sono irrinunciabili. Cosa può unire i fautori della legalizzazione della droga, dell’aborto delle coppie omosessuali, solo per fare qualche esempio, ad un partito come l’Udc che a parole predica bene ma a quanto pare nei fatti razzola male? Invitiamo i dirigenti locali di quel partito a presentarsi ai propri simpatizzanti in maniera politicamente meno comica. Il rischio infatti è quello di fare la fine di quel leader (Fini, ndr) che per anni ha combattuto l’immigrazione clandestina e oggi chiede a gran voce il voto agli immigrati, la cittadinanza breve e l’insegnamento del corano nelle scuole pubbliche. A tutto c’è un limite - ha concluso Aimi - anche alle alleanze conto natura”.