30 dicembre 2010 —
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sezione: Attualità
ROMA. Duro braccio di ferro tra Berlusconi e Bossi sulla durata del governo e nuovo richiamo di Tremonti a tutti i ministri: le spese vanno ridotte. Richiesta che mette in fibrillazione la maggioranza.
In un clima dominato dallincertezza e con la Lega che insiste per andare al voto anticipato, Silvio Berlusconi denuncia «congiure di palazzo» e ostenta ottimismo sulla durata del governo. A Umberto Bossi che non crede al rafforzamento della maggioranza e sostiene che «i voti scarseggiano», il Cavaliere risponde che molti deputati di Futuro e Libertà torneranno nel Pdl. «Coloro che per riconoscenza hanno votato con il presidente della Camera, hanno un forte disagio. Capiscono che il loro partito non potrà avere voti di destra, per la politica delle sue alleanze. Credo perciò che molti di loro torneranno indietro» sostiene Berlusconi che, con una lunga telefonata ad un incontro organizzato dal Pdl a Napoli, ribatte punto su punto a tutti i dubbi espressi dal Senatùr.
La maggioranza non ha i numeri per governare e per fare le riforme? «Io sono molto sereno al riguardo. Ci siamo comportati come dovevamo, con responsabilità, accortezza, tanto lavoro. E nei prossimi due anni e mezzo di lavoro ne vedo altrettanto, con le riforme che servono al nostro paese. Il governo», dice il premier, «ha lavorato bene e continuerà a farlo». Berlusconi, insomma, non cambia strategia. Spera di riuscire a sfilare molti deputati a Fini e dice di contare «su una maggioranza di italiani di buonsenso» che sicuramente sosterrà lazione del governo.
Lappello del presidente del consiglio ai parlamentari di altre forze politiche sarà raccolto? Nellattesa di vedere su quanti voti il governo potrà contare, Bossi insiste sulle elezioni anticipate e non nasconde la sua delusione per i risultati che finora ha prodotto la campagna acquisti in Parlamento. Per il leader della Lega, anche i due petardi esplosi a pochi metri dalla sua abitazione sono conseguenza del non voto. Fra i responsabili indiretti cita infatti anche «chi non ha voluto mandare il Paese alle elezioni. Se fossimo andati alle urne come suggerivo - sostiene - tutto questo non sarebbe successo».
Ma ad avvelenare il clima è anche la circolare che Giulio Tremonti ha inviato ieri a tutti i ministeri e alle amministrazioni pubbliche. Una nota che chiede maggiore collaborazione per far quadrare i conti pubblici e indica la strada di nuovi risparmi (dal taglio della carta al contenimento delle auto blu). Una doccia gelata sul Pdl che chiedeva al contrario di allentare i cordoni della borsa e che crea grande difficoltà ai ministri più esposti ai tagli, come quello dei Beni culturali Sandro Bondi, che per colpa dei tagli imposti da Tremomnti potrebbe decidere di dimettersi prima di conoscere lesito della votazione sulla mozione di sfiducia presentata contro di lui dalle opposizioni. Ma tutto il Pdl è convinto che il governo non possa contare troppo a lungo su una politica economica fatta solo di lacrime e sangue.
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Gabriele Rizzardi