E ora Bossi teme i conquistatori tedeschi

MILANO.Il giorno dopo il siluramento «del banchiere nemico dei territori del Nord», come l'hanno definito alcuni leghisti, scatta l'allarme Baviera. «Serve un'azione intelligente delle Fondazioni - dice Umberto Bossi - spero che non stiano con le mani in mano e organizzino una difesa». Il rischio - dice il Senatùr ai suoi- è che ora la «Germania si prenda tutta la banca». Le mani leghiste su Unicredit, nata dalla fusione con Capitalia, ex Banca di Roma, non piace al sindaco della capitale, Gianni Alemanno: «Bossi è meglio che stia zitto, almeno su questo argomento. Il Centro sud è un grande creditore nei confronti del nord».
Ma Bossi sembra parlare ai suoi, a Zaia e a Tosi, forse troppo precipitosi nell'agitare lo spettro dei libici. Al momento, però, i tedeschi contano davvero. Dieter Rampl, entrato nel gruppo come presidente della Hypovereinsbank, la banca fusa con il Credito Italiano, è l'uomo che per il momento prende tutte le deleghe operative di Profumo, nonostante qualche perplessità della Banca d'Italia che in questa vicenda ha un ruolo ancora da definire. Tanto che Bossi aggiunge: «Quelle di Profumo sono state dimissioni al buio, che di solito non si fanno: si doveva prima trovare un sostituto». Nei giorni scorsi Rampl, austriaco di nazionalità, ma nato a Monaco, aveva rotto con Profumo, affermando di non essere stato informato della crescita del fondo libico Lia nel capitale del gruppo di Piazza Cordusio. In pratica suggeriva che Profumo avesse chiamato i nuovi azionisti per bilanciare le pressioni politiche dei vecchi soci, ma secondo quanto riferito da Hafed Gaddur, ambasciatore libico a Roma, era in realtà stato informato della crescita dei libici nel capitale di Unicredit.
Al momento Allianz è azionista tedesco di Unicredit con poco più del 2% del capitale e la compagnia assicurativa germanica è rappresentata dal vicepresidente Enrico Cucchiani. Gli altri consiglieri tedeschi sono ben cinque. Di libici c'è solo il vicepresidente Ferhat Omar Bengdara. Per il successore di Profumo le voci impazzano, ma è difficile la spunti un Massimo Ponzellini, presidente di Banca Popolare di Milano e Impregilo, considerato in questo momento il banchiere più vicino al Carroccio che ieri è stato l'unico a dichiarare che «non è cambiato niente». Un ruolo di primo piano, seppur lontano dai riflettori, è destinato ad averlo il vicepresidente di Unicredit e consigliere di Mediobanca Fabrizio Palenzona, che sembra abbia condiviso già nei dettagli l'ipotesi di fusione tra Mediobanca e Generali, progetto al quale tiene molto Cesare Geronzi e che secondo indiscrezioni, che ieri hanno fatto schizzare il titolo in Borsa, potrebbe coinvolgere anche Mediolanum, la compagnia di assicurazioni per metà della famiglia Berlusconi. Un'ipotesi che avrebbe registrato un accelerazione in vista delle possibile elezioni anticipate e della volontà, mai smentita, del presidente del consiglio di trovare un modo per mettere sotto controllo il Corriere della Sera, oggi controllato da Mediobanca, primo azionista di Rcs. (a.d.s.)

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