Giovani, quale futuro oltre il lavoro?

Dalla generazione ‘no limits' alla generazione zero illusioni. La parabola del decennio che si è concluso è racchiusa in uno studio di una sessantina di pagine curato da due studiosi dell'Ires per conto della Fondazione Del Monte e presentato ieri alla Camera di Commercio. Al centro della discussione le risposte di 200 giovani sul futuro che hanno davanti e che devono affrontare.
Alfredo Cavaliere e Cristina Nicolosi hanno curato la selezione dei questionari e hanno trasformato le schede in un'analisi ragionata, cercando di non sovrapporsi alle parole di chi rispondeva.
Per metà operai metalmeccanici di due aziende simbolo del modenese, la Rexroth Bosch e la Rossi Motoriduttori, e per metà dipendenti del settore pubblico o di cooperative sociali, gli intervistati non si sono tirati indietro.
Hanno dipinto un futuro a tinte fosche, con pochi segnali di speranza ma anche un bisogno forte di equità sociale, di istituzioni capaci di difendere i diritti collettivi ma al momento sentiti come distanti. «Potrebbe essere diversamente - si è chiesto l'assessore regionale alla Cultura, Massimo Mezzetti - Lo Stato e gli enti pubblici, compresi quelli locali dovrebbero dare garanzie di stabilità, sicurezza e qualità del lavoro. In questa fase non sono in grado di farlo e di qui nasce lo scetticismo, ma non la disillusione, verso la politica. Da questa indagine noto una sensibilità, prima poco visibile, verso i temi sociali».
A fare gli onori di casa Giuseppe Gavioli, presidente della Fondazione Del Monte, che ha presentato a grandi linee il senso della ricerca su 'Giovani, lavoro e cittadinanza sociale". «Non c'è più tempo per analisi alte - ha detto tra l'altro - Servono numeri da fornire a chi deve prendere decisioni. E servono scelte, proposte praticabili da subito». In questa direzione si è mosso l'assessore provinciale al Lavoro, Francesco Ori.
«Servono più investimenti per l'orientamento - ha spiegato - Dobbiamo fare il possibile per ridurre la forbice tra preparazione ed entrata nel lavoro, tra conoscenza e competenza. Va potenziato il tirocinio nelle aziende, con appositi incentivi, favorendo anche i dottorati nelle imprese là dove ci sono innovazioni di prodotto o tecnologiche».
«Va bene - ha detto con un distinguo importante Adriana Querzè, assessore del Comune di Modena - ma a patto che non vengano scaricati sulla società costi tipici dell'economia aziendale. La realtà che abbiamo sotto gli occhi è quella di ricchi che diventano più ricchi e poveri che diventano più poveri; tra questi i primi a risentirne sono i bambini, che si ritrovano esclusi sin da piccoli. Come si fa a parlare di ottimismo, di attendere che fra due anni la bufera sia passata, quando la gente non sa se arriverà a settembre? Come pagare il mutuo?»
Una risposta indiretta a Roberta Caprari che si occupa in Confindustria del settore educativo: «Mi pare - ha detto nel corso del seminario - che il mondo del lavoro venga sempre descritto come una fonte di problemi, sempre in chiave negativa. Come sarà possibile favorire in maniera ottimistica favorire l'entrata del lavoro con queste premesse?»
«La realtà che abbiamo sotto gli occhi - ha replicato Andreana, ex sindacalista e ora responsabile per il Pd dei problemi del lavoro - si commenta da sola. Uno dei dati più eclatanti della ricerca che presenteremo tra pochi giorni riguarda l'emigrazione dei modenesi tra 25 e 39 anni. In un solo anno, tra il 2008 e il 2009, il numero dei trasferiti all'estero è aumentato del 37%: togliamo pure gli stranieri che tornano a casa, gli altri sono modenesi con laurea o diploma. E' questo che vogliamo?»

Saverio Cioce