Rafa e Mourinho, due stili agli antipodi

APPIANO GENTILE (Como).Rafael Benitez e José Mourinho. E' bastata la prima conferenza stampa da allenatore dell'Inter dello spagnolo per amplificarne le differenze. Tutta un'altra cosa rispetto allo show di due anni fa del portoghese. «Non sono un pirla», disse Mou per smarcarsi dalle domande sul mercato. Rafa glissa senza exploit dialettici, ma assicura che «se sono qui, significa che sono intelligente». Anche se il madrileno rifiuta l'etichetta di anti-Mourinho, le similitudini si esauriscono presto. Le loro fisionomie non si ricalcano, proprio come voleva Massimo Moratti. E non è solo questione di ‘phisique du role', pose e carisma. Le gote rubizze, pizzetto e baffi rifiniti, Benitez resta qualche minuto sotto i flash dei fotografi. Poi 35 minuti (10 meno del tecnico di Setubal) per le domande dei giornalisti. Il rapporto fra la stampa e il portoghese si è incrinato presto. Il suo erede assicura invece con un sorriso che «parlare con i giornalisti mi piace». Lo fa in spagnolo, in inglese e anche in italiano. Tanto prolisse furono due anni fa le risposte di Mourinho, quanto concise quelle di Benitez.
Ogni tanto una risata di gusto. Come quando gli domandano della trattativa fallita mesi fa con la Juventus, e Benitez cade dalle nuvole, «non ho molta memoria». Idem sul primo incontro con Moratti. Poco importa, taglia corto lo spagnolo, che presto troverà casa con la moglie Maria, probabilmente a Milano e non a Como come fece Mourinho. Entrambi latini, i due tecnici non si sono fatti sorprendere dall'attenzione sul calcio che c'è in Italia. «In vacanza in Sardegna - ha raccontato scherzando Benitez - ho visto giornalisti e paparazzi schierati con il 4-5-1 o il 4-3-3». Il 4-2-3-1, invece, lo potrebbe accomunare a Mou. Ma lo spagnolo tiene a precisare la sua missione: «Vincere giocando bene». Non lo dice, ma è un tratto in più con cui intende distinguersi da chi lo ha preceduto.