Il caso dell'autodromo di Marzaglia

'La colata" dedica molte pagine al caso della pista di Marzaglia, nella periferia ovest della città, dove sarà costruito un circuito lungo un chilometro e mezzo e largo 12, più quattro piste interne, chiamato 'Centro di guida sicura": «Realizzeremo un impianto importante per studiare la sicurezza dicono i costruttori», «E' il solito alibi per costruire ancora, di sicuro qui c'è soltanto il cemento», ribatte l'associazione Italia Nostra.
I costruttori sono riuniti nella società 'Vintage srl" di cui è consigliere Livio Grassi che ricorda: ci saranno «un complesso di piste tecniche secondo il modello europeo che daranno la possibilità di sperimentare situazioni di emergenza in sicurezza... In Italia esistono solo altre 4 piste di questo tipo e quella modenese sarà la prima in assoluto in regione... Modena aveva bisogno di una pista, come se il Vaticano non avesse una chiesa».
Gli ambientalisti nel libro contestano soprattutto le strutture edilizie che sorgeranno intorno, il centro commerciale di 4mila metri, albergo ristorante, museo, una stecca per negozi e tutto ciò potrebbe essere «il pretesto che giustifica alberghi e centro commerciale? Che cosa terrà in piedi l'operazione?». Italia Nostra, presieduta da Losavio, attacca ricordando che ci saranno danni all'ambiente e alle falde acquifere. Il volume cosi descrive l'ex magistrato modenese: «Questo giudice è la prova di un'Italia che ha ancora voglia di far sentire la propria voce e di far valere i propri diritti».
La vicenda di Marzaglia, dal punto di vista degli ambientalisti è questa: Losavio parla di «operato illegittimo del Comune, cosi come denunciato anche dall'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici», insomma «non c'è stata - scrive il magistrato in un esposto alla Corte dei Conti - una gara di evidenza pubblica. Manca anche un'analisi del rapporto tra costi e benefici e per l'amministrazione comunale non è possibile capire se l'operazione sta in piedi. Ma soprattutto non si riesce a valutare se il canone pattuito è equo».
La Vintage incaricata dal Comune si è trincerata dietro la riservatezza dei dati e non ha fornito indicazioni, mentre Losavio fa la cronistoria dell'operazione e ricorda che in un Consiglio comunale del 2003 si votò forse non nella piena consapevolezza la scomparsa del verde su cui poi venne innestato il progetto: «In uno degli oltre mille allegati tecnici alla deliberazione consigliare la prescrizione che destinava 85 ettari a verde pubblico è stata semplicemente omessa e l'area verde è scomparsa, consentendo la presentazione del progetto del circuito automobilistico».
Ricordiamo che praticamene disse no all'autodromo anche l'ex arcivescovo Benito Cocchi: tutto nacque nel 1970 quando il Comune acquistò dall'Opera Pia Livizzani, un ente di emanazione della Curia modenese che però prevede anche una poltrona di consigliere per il sindaco di Modena, il terreno.
Gli amministratori allora si impegnarono «in via permanente» per «un uso integralmente pubblico» dell'ampia area. Crisi diplomatica? Ufficialmente non si è mai arrivati alla rottura e nel 2008 si è deciso, con una spaccatura della maggioranza, che l'autodromo si farà (votò no Eugenia Rossi oggi dell'Idv all'opposizione a Modena).
Sitta è 'sponsor" dell'impianto: «Modena è l'unica città italiana con una cattedra motoristica all'università, per questo dobbiamo dotarci di un impianto che, comunque, è di dimensioni contenute e non danneggerà l'ambiente».
A Modena sta accadendo qualcosa di politicamente nuovo, notano gli autori del reportage: «Ci sono crepe nel sistema di potere che governa Modena da decenni. Stanno nascendo nuovi equilibri, con il centrosinistra che prende le distanze anche dai centri sociali come Libera».
In più ci sono altre polemiche 'artistiche". Le solleva Emilio Salemme, presidente della Consulta comunale dell'ambiente: «Sono state abbattute tre case coloniche per i lavori, due edifici erano di proprietà comunale ed essendo stati costruiti più di 50 anni fa non potevano essere abbattuti senza parere della Soprintendenza».

Stefano Luppi