La Gazzetta di Modena 150 anni fa

Ricorre quest'anno il 150º anniversario della prima comparsa nelle edicole della testata 'Gazzetta di Modena". Era il lontano 20 giugno 1859. La testata cambiò in più occasioni denominazione e proprietà. Il 'Dizionario dell'Antifascismo modenese", l'attesa opera promossa dall'Istituto storico di Modena che vedrà la luce nel 2010, dedica una voce proprio all'antica testata, che durante il fascismo assunse la denominazione di 'Gazzetta dell'Emilia".
Pubblichiamo in anteprima una sintesi del lemma 'Gazzetta", curato dallo studioso Giovanni Taurasi.
Il 17 giugno 1911 usci il primo numero modenese della 'Gazzetta dell'Emilia". La testata riportava nel sottotitolo la dicitura 'Corriere di Modena" e recava l'indicazione 'Anno LII", con riferimento alla testata 'Gazzetta di Modena" risalente al lontano 1859. Il giornale era diretto da Cesare Viaggi, che guidò il giornale per ben 26 anni. Durante il fascismo il giornale era edito dallo Stabilimento Poligrafico Artioli e aveva ormai perso qualsiasi autonomia editoriale, come dimostra la prontezza con la quale pubblicava le veline del regime. In questi anni, la diffusione del giornale in provincia si attestava intorno alle 6200 copie, pressappoco quante ne contava il 'Corriere della Sera", ossia il quotidiano che godeva della maggiore distribuzione sul territorio provinciale. Il quotidiano modenese, sul quale campeggiavano sovente articoli vergati da intellettuali e studiosi della Accademia di Scienze e della Deputazione di Storia Patria, possedeva una ricca pagina culturale dedicata a vari temi (arte, letteratura, teatro), sempre orientati a trasmettere un'immagine eroica del regime e a contribuire a plasmare l'uomo nuovo fascista. Nel corso del periodo tra le due guerre la testata visse due svolte significative: dopo il 1927, quando sul giornale si cominciarono a sentire ancora più pesantemente gli effetti dei provvedimenti adottati dal regime contro la libertà di stampa, e dopo il 1937, allorché, dal 10 luglio, il quotidiano diventò anche formalmente l'organo ufficiale del Partito nazionale fascista modenese, accentuando ulteriormente i toni trionfalistici e celebrativi del regime. Le sovvenzioni alla 'Gazzetta" venivano elargite trimestralmente dal ministero dell'Interno tramite la prefettura, e il regime dettava attraverso le sue veline la linea editoriale del giornale: ai direttori si chiedeva espressamente di non dare spazio alla cronaca nera e di riservare invece le aperture del giornale alle notizie e ai commenti che risaltavano positivamente il regime. In una lettera riservata, il capo ufficio stampa del Duce intervenne direttamente presso il prefetto modenese per 'far rilevare verbalmente e riservatamente al Direttore del quotidiano che in Regime fascista, il giornale deve essere organo di propaganda di Italianità, di Romanità e di Regime; e che in luogo di dilettarsi di quanto in Italia accade di più brutto, si può in prima pagina mettere in evidenza quanto in Italia si realizza di più bello e di più grande". Perfino Mussolini espresse le sue critiche al quotidiano, definendolo un 'giornale grigio" e preferendogli la pagina locale del 'Carlino". L'attenzione del capo del fascismo nei confronti del giornale è confermata da un successivo suo intervento, nel febbraio del 1940, nel quale lamentava in un telegramma al prefetto il fatto, riportato appunto sulle pagine della testata modenese, che nelle scuole locali gli insegnanti non si erano adeguati all'uso del 'voi" fascista: 'Riceverete un congruo numero di copie di una rivista antilei che diramerete agli strani professori di coteste scuole medie i quali - secondo quanto mi è dato leggere nella Gazzetta dell'Emilia - non sono ancora capaci di spogliarsi di questa servile e imbecille livrea straniera ignota alla lingua romana e italiana sino al 1600". Dal 15 aprile 1940 giornale venne diretto da Giuseppe Bertoni, mentre dal 16 maggio 1942 la direzione fu affidata a Rodolfo Monti. Durante il conflitto mondiale, a causa delle ristrettezze economiche e delle limitate disponibilità di carta, il giornale venne ridotto a due sole pagine. Dopo la caduta del fascismo del 25 luglio 1943, la guida venne affidata a Erminio Porta, un vecchio antifascista di grande cultura che tornò cosi alla sua attività giornalistica, dopo anni di forzato silenzio. Con il ritorno dei fascisti al potere dopo l'8 settembre 1943, la direzione del giornale venne assunta dal fascista Enrico Cacciari, noto per le sue posizioni oltranziste, tanto che la sua linea editoriale intransigente generò perplessità negli stessi ambienti fascisti più moderati. Cacciari fu arrestato e la guida del giornale venne affidata dal gennaio 1944 a Vittorio Querel, il quale adottò una linea decisamente più morbida (anche per questo il nuovo direttore fu accusato di connivenza con il Comitato di Liberazione Nazionale). Il 21 aprile 1945 fu l'ultimo giorno di pubblicazione del quotidiano; dal giorno successivo usci con il titolo che annunciava finalmente la liberazione della città sotto la testata 'L'Unità democratica", organo del CLN, diretto nuovamente da Erminio Porta. E dopo cominciò una storia completamente nuova.

Giovanni Taurasi