la Gazzetta di Modena — 24 dicembre 2009
pagina 24
sezione: PROVINCIA
FORMIGINE. Un Natale da licenziati o da cassaintegrati. E il Natale che accomunerà migliaia di lavoratori anche della ricca e industriosa Modena. Ed è il Natale dei sei lavoratori della Sitcar che a novembre salirono sul tetto dellazienda per manifestare contro lazienda e per difendere il posto di lavoro loro e dei colleghi. «I soldi sono pochi ma ci stringeremo alle nostre famiglie e regaleremo un sorriso ai nostri figli. Non abbiamo certezze e la paura è di un 2010 come quello che se ne sta andando», dicono gli operai. Un mese e mezzo fa sei operai della Sitcar di Casinalbo, salirono sul tetto dellazienda che voleva lasciarli licenziarli. I sei diedero inizio allo sciopero della fame per vedersi riconosciuta la cassa integrazione straordinaria. Tennero Formigine col fiato sospeso per tre giorni, poi gli accordi arrivarono a farli tornare dai propri cari. Una vittoria parziale: sei famiglie dovranno andare avanti con poche centinaia di euro al mese. Ahmed, Ciro, Franco, Josafatte, Luigi, Mino e, come loro, centinaia di lavoratori della provincia trascorreranno un Natale ridimensionato, sia nelle spese che nei festeggiamenti. Molti, infatti, non sanno cosa aspettarsi dal futuro più immediato. Un Natale che arriva al termine di un anno nero. E il nuovo anno? Inizierà con nel cuore le stesse prospettive di questo 2009 che ci si getta alle spalle: futuro incerto, senza sicurezze nel lavoro. Racconta Palermo Josafatte, uno di quei sei lavoratori: «Siamo stati a Roma il 2 dicembre per sottoscrivere la cassa integrazione straordinaria, che parte da questo mese. Abbiamo ricevuto la nostra ultima busta paga di Novembre e una misera tredicesima. Prevediamo tanti sacrifici. Io ho un figlio di 9 anni e stringeremo la cinghia per fargli vivere un Natale sereno. Gli regaleremo un sorriso e la consapevolezza che quello che conta è stare insieme. E non mollare». Aggiunge Franco Morra: «E un Natale difficile. Per noi e per migliaia di lavoratori modenesi senza una lavoro o in cassa integrazione come noi. Il rifugio è come sempre la famiglia ed è dalla famiglia che ripartiamo». Mino Frattoluso ha due figli, uno di otto e laltra di un anno: «Aspetto la fine delle feste per cominciare a cercare lavoro, anche se lottimismo serve a poco: mi sembra che la situazione, invece che migliorare, continui ad essere sempre peggiore. Guardandomi intorno vedo che almeno metà delle persone che conosco sono in cassa integrazione, chi a settimane alterne, chi un giorno alla settimana. Sarà un Natale sottotono per moltissimi». I sei ragazzi della Sitcar condividono lo stesso presente con gli altri due delegati Rsu che erano rimasti sulla terra ferma a sostenere la loro battaglia, fra i quali cè Ornella Pregnolato: «Dopo quei giorni le nostre strade si sono un po separate. Adesso ognuno di noi pensa a sé stesso». Un presente incerto, quindi, per molte famiglie i cui capifamiglia non possono più contare sul proprio posto di lavoro a Formigine e che si sforzano di vivere un Natale normale, aggrappandosi alla speranza che lanno nuovo parta col piede giusto.