la Gazzetta di Modena — 28 ottobre 2009
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sezione: ATTUALITĀ
ROMA. La 1ª sezione penale della Cassazione ha confermato lergastolo inflitto dalla Corte dassise dappello di Bologna a Diana Blefari Melazzi, accusata di concorso nellomicidio del professor Marco Biagi. La Suprema Corte ha infatti rigettato il ricorso dellimputata contro il verdetto dappello emesso in sede di rinvio il 9 gennaio scorso. Per lomicidio del giuslavorista, ucciso a Bologna il 19 marzo 2002 dalle nuove Br-Pcc, sono già definitivi gli ergastoli per Nadia Lioce, Marco Mezzasalma e Roberto Morandi, e i 21 anni per Simone Boccaccini. Anche il pg di Cassazione Francesco Iacoviello, ieri nella sua requisitoria nelludienza pubblica, aveva sollecitato la conferma dellergastolo. Diana Blefari Melazzi era stata condannata allergastolo per lomicidio Biagi sia in 1º che in 2º grado, ma la Suprema Corte, il 7 dicembre 2007, aveva annullato con rinvio la sentenza dappello sottolineando vizi di motivazione sulla sua condizione psichica. La Corte dassise dappello di Bologna aveva dunque riesaminato il caso disponendo una perizia psichiatrica che ha accertata la capacità dellimputata di stare in giudizio. I giudici bolognesi hanno quindi confermato lergastolo con una sentenza divenuta ieri, dopo la pronuncia della Cassazione, definitiva. Senza successo, innanzi ai supremi giudici, il difensore della neobrigatista ha cercato di contestare la legittimità della perizia medica eseguita nellappello bis sostenendo che era di parte in quanto eseguita da un consulente del pm che si era già occupato del caso. Ieri lAvvocatura dello Stato (per il governo e i ministeri del Lavoro e dellInterno) ha chiesto la conferma della condanna della Blefari Melazzi insieme al Comune di Bologna e allUniversità di Modena e Reggio dove Biagi insegnava. Soddisfazione è stata espressa dal legale del Comune di Bologna. «Adesso ci attendiamo ulteriori sviluppi», ha aggiunto, riferendosi allarresto alcune settimane fa del presunto Br Massimo Papini, legato alla Blefari, fermato nel Salernitano. «Rispetto al gruppo degli imputati originari oggi si è raggiunta la piena prova della loro colpevolezza - ha commentato Magnisi, legale della famiglia Biagi -. La famiglia chiedeva solo giustizia e non certo vendetta».