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Il Comitato Piazza Matteotti: «Edilizia, il Comune sbaglia»

 Il Comitato per Piazza Matteotti si schiera con Italia Nostra e condivide la lettera indirizzata al Consiglio Comunale. «La Legge regionale dell’ Emilia Romagna n? 20 del 2000 - esordisce - detta i principi generali di pianificazione territoriale e urbanistica e all’art. 2 prescrive che essa si uniformi agli obiettivi generali di... “promuovere il miglioramento della qualità ambientale,architettonica e sociale del territorio urbano, attraverso interventi di riqualificazione del tessuto esistente; prevedere il consumo del territorio solo quando non sussistano alternative derivanti dalla sostituzione dei tessuti insediativi esistenti ovvero dalla loro riorganizzazione e riqualificazione”».
 «Sembra che Modena Futura dell’assessore Sitta vada in direzione opposta - prosegue la nota - prevedendo uno sviluppo urbano che consuma ampie aree di territorio (invece di riqualificare l’esistente) in assenza di un incremento di popolazione e di sviluppo industriale che lo motivi. L’amministrazione, espressione del medesimo elettorato che sostiene la maggioranza che ha approvato la Legge Regionale 20/2000, lo segue compatta. Il sindaco, anzi, ha rivendicato al Comune la paternità di un meccanismo che assicura all’amministrazione vantaggi proporzionali alle cubature edilizie realizzate dai privati. E’ questo meccanismo che spiega l’orientamento politico: più costruiamo, più soldi-benefici ne traiamo tutti. Anche i progetti edilizi in Piazza Matteotti si spiegano così: un parcheggio per residenti da 200 posti auto, come quello annunciato da Sitta, è almeno doppio rispetto alle esigenze dei residenti, ma più cubatura dà più denaro al Comune: questa diventa allora l’esigenza prioritaria. Si capisce allora anche la ragione per cui nella polemica di questi giorni, Sitta è stato paragonato a Berlusconi: per entrambi edilizia e motore economico sono sinonimi. Si capisce così perché Italia Nostra sia diventato il primo avversario politico del Comune: se non c’è differenza di ideali tra i diversi schieramenti politici ed i principi contenuti nelle leggi regionali vengono ignorati da chi li ha enunciati, i fautori di una economia a servizio della qualità della vita (e non della produzione di denaro a spese dell’uomo) devono trovarsi altri alfieri».

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