Il tormentone dellestate modenese si chiama Sert. I residenti vogliono il trasferimento da via Sgarzeria, i politici si dividono e a fare ordine ci prova il dottore dellAusl di Modena Claudio Ferretti, responsabile del Sert.
Prima lo spostamento del Sert, poi lo spostamento del servizio ad un protocollo domiciliare che elimini il problema alla radice e cioè il presidio sul territorio. E ancora lo spostamento dentro ad uno degli ospedali cittadini. Sul Sert si dice di tutto. Il primo ad essere autorizzato a parlare, e cioè il suo responsabile, il dottor Claudio Ferretti, auspica che si vada verso una soluzione condivisa che migliori il servizio attuale con grande equilibrio: domiciliarizzazione e trasloco in ospedale, infatti, sono due strade impraticabili. Meglio, quindi, anche secondo Ferretti, trovare un posto che vada bene a tutti.
Ha senso ipotizzare un Sert a domicilio?
«Tutto ciò che si può fare a domicilio già avviene. Il servizio di cure a casa fa già parte dei servizi che noi mettiamo in campo, ma è da inserire in un percorso delicato che non può essere esteso a tutti».
Adesso chi ne usufruisce?
«Il percorso di trattamento domiciliare è da estendere a chi ha difficoltà a recarsi personalmente al servizio. Da parte dellazienda è un intervento impegnativo, che richiede la presenza fissa di due persone per recarsi a casa dei pazienti. E non dimentichiamoci che la terapia comporta lutilizzo di farmaci stupefacenti che va seguita in modo capillare: visti i numeri, dalle 100 alle 150 persone tutti i giorni, è indispensabile. In prospettiva si può potenziare, ma non è questa la soluzione di tutto e non risolve la questione. In passato i pazienti andavano a ritirare le medicine personalmente in farmacia, ma anche questa soluzione è stata superata».
Quindi quella della domiciliazione non può essere la soluzione.
«Non penso sia una strada percorribile, i numeri sono troppo grandi. Cè anche un secondo punto sul quale vale la pena di riflettere, ovvero che gli utenti potrebbero anche non gradire il servizio a domicilio, anche solo per motivi di privacy».
E quello che una parte dei politici auspica, ovvero il trasferimento allospedale?
«Se cè un posto che alla fine è stato escluso è proprio quello. Le posizioni espresse dal dottor Giovanardi in merito ad una sua collocazione al Policlinico sono condivisibili: avere un ambulatorio che deve servire dalle cento alle centocinquanta persone tutti i giorni allinterno di un ospedale non è proprio il massimo e sarebbe profondamente diverso da ciò che accade quotidianamente in un ospedale, dove i servizi quotidiani non sono pensati per numeri così elevati in ambiti così critici».
A che punto è la discussione sul trasferimento del Sert?
«Dopo gli ultimi incontri è emersa una disponibilità per soluzioni alternative e, compatibilmente con queste settimane di ferie, penso che a settembre il Sert sarà una delle priorità su tutti i tavoli di discussione per cercare una soluzione migliorativa rispetto allattuale. Ci vuole grande equilibrio anche perché ogni eventuale spostamento riguarda tutti, cittadini, servizio sanitario, amministrazione e forze dellordine».
Che cosa si augura?
«Il mio augurio è che da questo momento di rottura con la città si ricomponga la frattura. Cè tanta parte di buono in un servizio come il nostro, che aiuta centinaia di famiglie e che per colpa del comportamento di pochi soggetti viene spesso oscurato. La qualità del lavoro spero che sia riconosciuta da tutti, dagli stessi modenesi, dagli amministratori e dai presidenti delle circoscrizioni che saranno coinvolti nel ragionamento sul futuro del Sert».