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Ingrid Caporioni: «Al posto del Sert servizi a domicilio»


di Saverio Cioce
 Ha lasciato l’incarico da poche settimane ma non ha dimenticato gioie e dolori di cinque anni passati alla presidenza del Centro storico. E, visto che il primo tema nell’agenda del quartiere è sempre lo scontro tra i tossicodipendenti che frequentano il Sert in via Sgarzeria e gli abitanti della zona, Ingrid Caporioni racconta le conclusioni a cui è giunta dopo mille discussioni.
 Ha letto delle polemiche tra assessore e residenti?
 
«Sì, certo e non nego che abbiano molte buone ragioni lamentando i problemi di convivenza con gli utenti del Sert».
 Quelli che lei chiama con un eufemismo utenti sono la dannazione di chi abita lì, tra escrementi, vomito e minacce
 
«Lo so bene. Sa quante centinaia di incontri, anche personali ho avuto coi residenti negli ultimi anni? Perciò riconosco le buone ragioni degli uni e degli altri e penso che si possa studiare qualche alternativa per evitare contrapposizioni di principio. Se si continua a dire ‘Via il Sert da via Sgarzeria’ si finisce con lo scontro sociale da una parte all’altra della città».
 Dopo vent’anni magari ne hanno tutto il diritto di dire ‘basta’. In fondo per i nomadi a S.Damaso il Comune ha accettato proprio il principio che rifiuta per i residenti del centro in via Sgarzeria. Dopo due decenni li ha spostati in vari campi, in altre parti della città
 
«Non voglio entrare in competenze che non mi riguardano. Però alternative possono essere discusse e studiate»
 Non poteva farlo prima? Quando era presidente?
 
«Certe decisioni non si prendono per decreto, non s’impongono. Si tratta di una maturazione graduale».
 Ai residenti però nessuno ha chiesto il parere per tenere sotto casa i tossici
 «Lo so. Ma intanto nei cinque anni in cui ho fatto la presidente sono riuscita a rendere il problema molto più gestibile. Con l’accordo delle istituzioni e il consenso dei cittadini abbiamo concordato la distribuzione del metadone anche nel resto della provincia. Dalla Bassa e Carpi adesso vanno a Carpi, dalla valle del Panaro e da Castelfranco si va a Castelfranco. Così da più di 700 utenti a settimana siamo passati a circa 300».
 Un passo avanti, ma i residenti sono esasperati. Non ne possono più.
 «Va bene. La vuol sapere la proposta su cui abbiamo discusso? Visto e considerato che ci sono già altre formule di assistenza e terapia domiciliare perchè non pensare a una somministrazione a domicilio ai tossicodipendenti? Bisognerebbe aprire un tavolo di confronti con tutti, Comune, Ausl, Sert, operatori, volontari e cittadini. Anche perchè ci sarebbero costi maggiori».
 E’ la soluzione finale?
 «In via Sgarzeria potrebbe restare un ambulatorio, un centro di riferimento per l’assistenza psicologica e ambulatoriale, ma la pressione deglgli utenti sarebbe molto minore di quella che c’è stata finora. Si può provare?»