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Via Sgarzeria: «Basta con il Sert»


di Silvia Bonacini
 Il disagio sociale lo si accetta purchè non lo si veda o non lo si viva quotidianamente a casa propria. Esercenti e residenti di via Sgarzeria, esasperati dal protrarsi di una situazione che dura da anni, lamentano microcriminalità e spaccio, anche di metadone. Si prefigura lunga e spinosa anche la battaglia che Stefano Bellei (Lega Nord) e Roberto Ricco (Pdl), Presidente di Circoscrizione, si apprestano a portare avanti per tutta la legislatura. «Forse io e la Maletti viviamo in due città diverse - replica Ricco - Non comprendo questa insistenza nel voler mantenere il Sert in una collocazione inadeguata: siamo aperti al dialogo ma intendo dimostrargli che stanno sbagliando. Anche in mattinata ho ricevuto le telefonate dei residenti che vogliono invitarla ad andare a constatare di persona i fatti. Non si tratta solo di disagi causati dai lavori di riqualificazione urbana ora conclusi: la situazione non permette la serenità e il decoro di chi abita o esercita nella zona. Un punto d’incontro di persone con indubbie difficoltà, ma che sarebbero meglio seguite in strutture più ampie, come Policlinico e Ospedale di Baggiovara, dove i presidi delle forze dell’ordine dovrebbero essere fissi». Dopo il secco no arrivato ieri dal Comune l’atmosfera in via Sgarzeria è piuttosto tesa e delusa. Entriamo in un bar avvolto da una calma quasi irreale, desolante, rotta solo da qualche utente che per abitudine passa a bere qualcosa benché il servizio sia chiuso. I residenti si trovano al bancone per i commenti. «La situazione non è cambiata con il decentramento: sono rimasti gli irriducibili - afferma V. animatore del blog Sgarzeria e dintorni- Mi ricordo Bellucci, del civico 10: si è trasferito dopo che la moglie e il figlio sono stati minacciati con un coltello. Il Sert deve essere spostato. Se non è possibile che riaprano la via al transito, mettano un sistema di video-sorveglianza e un presidio fisso delle forze dellordine». Concordi anche Vincenzo Cozzolino del negozio di presepi e Vanna Lippi, la parrucchiera che da 25 anni esercita lì e che le ha viste tutte, dalle fioriere ai blocchi: «C’è chi esce con le proprie borsine di metadone e chi le spaccia agli amici, poi i loro comportamenti dipendono dal grado di lucidità». All’unisono denunciano lo spaccio di metadone, merce preziosa per chi ottiene l’affido settimanale: un giro che tocca ora la quarantina di euro a dose. Nella discussione intervengono anche gli utenti. G. assistito da alcuni mesi dalla struttura, lo conferma ed è per lo spostamento in un ospedale che garantisca chi realmente viene per curarsi. Poi tace, interrotto da grida esterne. «Tutti sbagliano: basta offenderci! Che fastidio diamo qui seduti a bere? - chiede - E’ vero talvolta succede qualcosa, ma è il servizio che dovrebbe dare la terapia per tempi più brevi». «Qui c’è il Sert e diamo la colpa al Sert, ma in altri quartieri non è più tranquillo» dice A. Se non fosse drammaticamente vero parrebbe un teatro organizzato. «Abbiamo paura a denunciare perché temiamo ritorsioni: scasso, furto, minacce verbali al bar o in altri negozi sono normali - dice Maria Grazia Benfatti- Le forze dell’ordine chiedono i documenti ma non possono fare altro, la guardia giurata preposta non interviene. In dieci anni ho perso la clientela e non riesco a rivendere il bar: almeno che il comune mi decurti le tasse o mi dia un sostegno economico e che la Maletti venga qui a pranzo per assistere di persona a ciò che accade. Vogliamo più controlli, interventi per riaprire la strada, eventi per ripopolare l’area conclude».
 Stefano Bellei, della Lega Nord, accorso dopo aver saputo del capannello creatosi propone di «Spostare il Sert al Policlinico oppure mettere tra le spese del Comune una pattuglia fissa e un sistema di telecamere intelligenti collegate ad una centrale vicina in modo da intervenire al bisogno».
 Per ora rilanciano con l’invito a pranzo e una proposta di confronto alla prossima riunione del Comitato residenti.