Finto avvocato condannata a 5 anni

MIRANDOLA. Cinque anni di reclusione: è la pena inflitta dal giudice monocratico di Torre Annunziata a Giuditta Russo, finta avvocatessa che, senza essersi mai laureata, aveva patrocinato fior di cause anche nel modenese. I suoi clienti si concentravano soprattutto a Mirandola e a Finale, dove ha lasciato importanti creditori. Schiacciata dai debiti, si era autodenunciata nel 2005. Era riuscita ad ingannare per anni i genitori, il marito, i colleghi e i magistrati del tribunale.
Per anni si era spacciata per avvocatessa, patrocinando cause e spesso vincendole, riscuotendo consensi tra gli ignari clienti e traendo in inganno colleghi e magistrati. Per Giuditta Russo, la finta avvocatessa originaria di Pompei ma residente per anni a Mirandola, è arrivata la sentenza di primo grado: cinque anni di reclusione il verdetto emesso dal giudice monocratico di Torre Annunziata, Maria Rosaria Aufieri. Per la Russo, accusata di esercizio abusivo della professione, falso e truffa, il sostituto procuratore aveva chiesto quattro anni di reclusione, ma la sentenza è stata più severa.
Nemmeno l'arringa appassionata del suo legale difensore è riuscita a rendere meno duro il colpo e questo nonostante il processo si sia svolto con rito abbreviato garantendo all'imputata lo sconto di un terzo della pena.
Tra le accuse, anche quelle relative alle truffe perpetrate ai danni di numerosi clienti cui aveva prospettato lucrosi investimenti (l'importo complessivo si aggira intorno al milione e mezzo di euro, denaro che la Russo ha sempre sostenuto di avere in parte già restituito).
Secondo le indagini e secondo quanto la stessa Russo ha spiegato nell'autodenuncia che l'ha portata davanti ai giudici, si trattava di un giro 'perverso" di denaro: a ogni vittima chiedeva soldi 'da investire" in presunti certificati di credito emessi da istituti bancari, ma in realtà usava quel denaro per 'quietanzare" i precedenti clienti. E cosi via, in un meccanismo senza fine. Quando aveva capito di non poter andare avanti cosi all'infinito e volendo spezzare la catena pagando i suoi creditori, aveva deciso di denunciarsi da sola. Lo fece il 31 agosto del 2005, quando abitava ancora a Mirandola.
In questi anni, intanto, tra confessioni a cuore aperto e richieste di perdono, è stata persino ospite del talk show di Maurizio Costanzo. Giuditta Russo aveva esercitato anche nella Bassa modenese attestando falsamente di essere un avvocato (e compiendo tutta una serie di pratiche che non aveva titolo per compiere).
Durante la sua permanenza a Mirandola, la Russo abitava con il marito, che lavorava come cancelliere presso l'ufficio del giudice di pace di Finale e che si è sempre detto all'oscuro di tutto, affermando di non avere mai saputo, fino al 2005, del passato della moglie.
Da quando è scoppiato il caso e dopo le sue rivelazioni, è diventata un vero e proprio caso mediatico e ha scritto anche un libro, 'Confessioni di un avvocato senza laurea", uscito un anno dopo l'autodenuncia presentata alla Procura di Torre Annunziata.
Le motivazioni della sentenza dovrebbero essere depositate entro novanta giorni.