Il tesoro di Parmalat fa gola ai raider

MILANO.La Parmalat si coccola la sua cassa. Il tesoretto, 1,1 miliardi di euro, rappresenta «un'occasione unica» per crescere in un mondo in piena recessione e dove la liquidità è merce sempre più rara e costosa. Ma con un rischio: trasformare la società da predatrice a preda. «Non si può sbagliare l'impiego della liquidità perché un'occasione cosi non si presenterà più - ha spiegato l'amministratore delegato, Enrico Bondi, agli analisti - La situazione di cassa di oggi è irripetibile». Bondi, pur ribadendo l'interesse per i mercati australiano e sudafricano, non si è precluso nulla e non ha escluso incursioni anche in settori che non fanno parte del core business del gruppo: «Il mondo è cambiato - ha sottolineato più volte - e siamo pronti a valutare tutte le opportunità che possono presentarsi». Con un unico paletto: lo shopping «non deve essere diluitivo» per gli azionisti. Ma da aspirante predatrice Parmalat potrebbe finire a recitare la parte della preda. Una liquidità cosi consistente fa della società «un target», un obbiettivo, per chi, in un mercato prosciugato, volesse impadronirsi della cassa.
«Se qualcuno volesse venire all'attacco vedremo come comportarci». Parmalat, una public company con un azionariato frazionato preda di un continuo mordi e fuggi dei fondi d'investimento, capitalizza in Borsa poco meno di 2,4 miliardi di euro. Risanato da Enrico Bondi dopo il crac del 2003, il gruppo di Collecchio ha accumulato negli anni, grazie soprattutto alle molte transazioni con le banche (oltre due miliardi di euro), una posizione finanziaria netta di 1,1 miliardi. Una somma che, nell'attuale situazione di crisi, ha spiegato il direttore finanziario Pierluigi de Angelis, «ha un valore intrinseco molto superiore al suo rendimento finanziario e monetario». Lo scenario è cambiato «da seller a buyer», (cioè il mercato lo fanno i compratori), e «i multipli hanno subito negli ultimi sei mesi uno sconto dal 30 al 50%. Si tratta di fattori che pongono Parmalat in una posizione di forza enorme». Cosi la gestione della preziosa liquidità, in attesa di impiego, è improntata alla massima prudenza: «siamo disposti a perdere qualche punto base di rendimento, ma il rischio è pressocché zero», ha detto. Nella prima parte dell'anno le somme erano investite in depositi vincolati nelle banche italiane. Poi i collassi della Bear Stearns e il fallimento Lehman Brothers hanno consigliato di «diminuire il rischio» e, a fine anno, il 54% era investito in titoli di Stato. Per il gruppo Parmalat il 2009 sarà un anno importante dal punto di vista legale, visto l'appello per la causa Citigroup e il possibile avvio delle cause nei confronti di Bank of America e la società di revisione Grant Thornton. Inoltre, ha spiegato il responsabile dell'ufficio legale, Nicola Walter Palmieri, il gruppo prevede una riduzione dei costi legali in quanto «molte cause sono state transate».