Crac Parmalat, da Modena nuovi ricorsi


Il 2008 che si sta chiudendo è stato un altro anno all'insegna della 'class action", un'azione legale collettiva condotta da più soggetti insieme che chiedono la risoluzione dello stesso problema. E' un termine di casa, purtroppo, nelle famiglie degli investitori, divenuto di grande attualità con il crac Parmalat e tornato alla ribalta nella crisi economica in atto.
L'ultimo dato, infatti, riguarda proprio la Lehman Brothers, holding finanziaria che lo scorso 15 settembre ha dichiarato fallimento: «Sono già 165 le posizioni aperte da altrettante persone che si sono rivolte a noi - attacca Mauro Zanini di Federconsumatori - per cercare di recuperare quanto perso nei loro investimenti. Modena è stata la prima città in Italia a fare un'assemblea per accogliere le istanze dei cittadini, appena 8 giorni dopo il crac. Ed ora ne faremo un'altra il 15 gennaio per mettere in fila richieste e nuove esigenze, per poi decidere come procedere. Siamo arrivati alla cifra di 6,5 milioni di euro da recuperare, tanti sono stati gli investimenti dei modenesi su quella finanziaria. C'è da capire, soprattutto secondo anche le procedure internazionali, quali sono le iniziative legali possibili: auspichiamo che si possano aprire tavoli di conciliazione con le banche coinvolte per stabilire intanto una prima trattativa che andrà comunque ben ponderata e valutata singolarmente».
E se da un lato il fascicolo Lehman è destinato a crescere, quello legato a Parmalat è arrivato ad un punto di svolta. La sentenza di tre giorni fa del tribunale di Milano, pronunciata dal presidente della prima sezione Luisa Ponti dopo una camera di consiglio di 30 ore, ha condannato per aggiotaggio soltanto Calisto Tanzi, mentre ha assolto tutti gli altri imputati, tra cui gli ex funzionari di Bank of America, tranne la società di revisione Italaudit: «E' una sentenza - interviene sempre Mauro Zanini - che lascia un po' di amaro in bocca. Confidiamo nell'altro filone di inchiesta milanese, e sul processo di Parma, dove contiamo di dimostrare il coinvolgimento diretto delle banche nelle varie operazioni di sottoscrizione».
I modenesi che in questo primo processo hanno visto chiudersi una porta sono circa 330 persone, tutte unitesi in una class action su base nazionale per cercare di recuperare i 9,5 milioni di euro che mancano dalle tasche dei modenesi: «Nell'altro processo di Milano rappresentiamo altre trecento famiglie per recuperare una cifra stimabile attorno ai nove milioni di euro. Ciò che stiamo ancora valutando, ovviamente analizzando con il nostro collegio di legali caso per caso, sono gli interventi sul versante civile per promuovere eventuali cause per inadeguatezza e vizi procedurali contro le banche stesse al momento della vendita del prodotto e della sottoscrizione da parte del cliente, che deve essere avvenuta secondo determinati criteri e alle condizioni stabilite dalla legge».

Davide Berti