Grandi sconfitti i risparmiatori

MILANO. I grandi sconfitti, in questo processo, sono i risparmiatori. Si erano presentati in massa, al tribunale di Milano, chiedendo di riavere i denari investiti nel gruppo di Collecchio. E avevano qualche speranza di rivedere qualcosa. Invece la sentenza di ieri ha condannato solo Tanzi e assolto tutti gli altri, in particolare i funzionari delle banche.
Dunque, tolte di mezzo le banche, sarà Tanzi a dover far fronte alle richieste. Ma, a questo punto, c'è un grosso problema: Tanzi i soldi non li ha. O, almeno, nessuno è mai riuscito a trovarli. Per i risparmiatori resta il processo in corso a Parma (dove l'accusa è di bancarotta) e dove ci sono ancora le banche sul banco degli imputati. In quella occasione e in quel processo, se le banche saranno condannate, ci sarà la possibilità di rivedere qualche soldo. Però a Parma i tempi saranno più lunghi e, per ora, dobbiamo fermarci a quanto successo nelle aule di giustizia di Milano.
Le richieste di risarcimento erano state presentate a decine di migliaia e solo nelle scorse settimane agli imputati era stato chiesto un acconto di quasi 150 milioni di euro (141 milioni chiesti dai risparmiatori e 6 chiesti dalla Consob, la Commissione di controllo sulla Borsa). Il resto, avevano detto gli avvocati delle parti civili, lo dovrete sborsare più avanti perchè il danno che avete provocato è enorme. Se sarà solo Tanzi a pagare, c'è poco da stare allegri. All'ex patron della Parmalat è rimasta la villa di Collecchio (che tuttora abita) e poco altro, a fronte di un ammanco pazzesco e, soprattutto, a fronte di emissioni di obbligazioni per miliardi di euro. La villa è sotto sequestro e, dunque, sarà venduta all'asta ma il ricavato sarà una goccia nel mare.
Per anni si era anche parlato del famoso «tesoro di Tanzi», cercato in tutto il mondo ma mai rintracciato. Negli ultimi giorni di latitanza, prima del Natale 2003, l'allora patron della Parmalat era stato a Quito, in Ecuador, e li era stato visto entrare più volte in alcune banche. Le indagini, però, non hanno portato al recupero di un solo euro e Tanzi ha sempre detto di essere stato in Ecuador «per riordinare le idee prima di consenarsi ai giudici in Italia» (i magistrati inquirenti, va detto, non gli hanno mai creduto). C'erano poi le società offshore della Parmalat in alcuni paradisi fiscali, ma queste avevano i conti falsi. Cioè risultavano essere piene di soldi ma, alla prima verifica seria tutto è crollato. C'era solo carta straccia. (g.f)