Parmalat, Tanzi condannato a 10 anni

MILANO. Alla fine dovrà pagare solo lui, Calisto Tanzi. L'ex patron della Parmalat è stato condannato ieri in primo grado dal tribunale di Milano a 10 anni di reclusione. La pubblica accusa ne aveva chiesto 13. A destare scalpore, però, è l'assoluzione di tutti gli altri imputati, fra i quali tre ex funzionari di Bank of America (Bofa) e tre ex consiglieri della società. Tutti erano accusati di aggiotaggio (aver diffuso false notizie per alterare il normale corso del titolo in Borsa), ostacolo all'attività di vigilanza e falso dei revisori (cioè aver detto il falso alle società incaricate di controllare i bilanci).
Il processo era iniziato il 28 settembre 2005 con ben altri auspici. Allora il fallimento della Parmalat 'scottava" ancora e centinaia di risparmiatori si erano fatti trovare davanti al tribunale, con grandi cartelli, per chiedere giustizia, per chiedere le condanne dei responsabili e, soprattutto, per chiedere che fatti cosi gravi fossero impediti in futuro. Sono passati più di tre anni e il processo è andato avanti per 99 udienze. Tanzi si è presentato con un memoriale di 28 pagine. Ha detto di sentirsi il responsabile del crac, ma ha negato di aver avuto responsabilità nel collocamento delle obbligazioni a milioni di risparmiatori in mezzo mondo.
Era stato proprio il mancato rimborso di un'obbligazione, nel dicembre 2003, a provocare il crac. Tutto avviene in pochi giorni. Parmalat comunica di non essere in grado di far fronte agli impegni con i creditori, Tanzi risulta essere all'estero, in Borsa il titolo subisce perdite pesantissime fino ad essere sospeso. Tanzi ritorna in Italia viene arrestato il 27 dicembre. Si aprono due procedimenti: a Parma per bancarotta e associazione a delinquere; a Milano per aggiotaggio perché la procura ritiene che le banche siano complici del Cavaliere di Collecchio. E' il 26 maggio 2004 quando il Pm chiede il rinvio a giudizio per 29 persone. Oltre a Tanzi ci sono ex membri del consiglio di amministrazione, ex sindaci, direttori, contabili, revisori dei conti, funzionari di Bank of America e i revisori di Grant Thornton (poi diventata Italaudit) e Deloitte & Touche. La società viene affidata a Enrico Bondi che riesce a salvare gli impianti. Addirittura la 'nuova Parmalat" torna anche in Borsa.
E la 'vecchia Parmalat"? E' sommersa di debiti. Il buco è di 14,5 miliardi di euro e dalle vendite di alcune controllate (il Parma calcio, la Parmatour) si riesce a ricavare ben poco.
A Milano i giudici puntano il dito contro Tanzi: «Ha manipolato il mercato, ha fornito per 15 anni informazioni false, dati patrimoniali non veritieri, ha alterato tutti gli strumenti finanziari». «E' stato tenuto in vita - sono le parole del Pm Greco - un titolo che non aveva ragione di esistere fin dall'inizio».
Quindi le richieste di pena: 13 anni per Tanzi; 3 anni e mezzo per Gianni Bonici, ex responsabile per il Venezuela; pene da 4 a 5 anni per gli ex consiglieri; pene da 3 a 6 anni per gli ex funzionari della Bank of America, accusati di conoscere i dati falsi e di aver, invece, avallato le pericolose decisioni prese da Tanzi.
Ieri sera la sentenza. Il Pm Greco dice che l'impianto accusatorio resta confermato e ricorda come su 29 imputati, una ventina ha patteggiato (quindi sono stati condannati). Il legale del Cavaliere di Colecchio spiega: «Prendo atto che l'unico responsabile è solo Tanzi». Ora c'è tempo per presentare appello. Intanto va avanti il processo di Parma. Tanzi - anche in caso di conferma della condanna in Cassazione - non andrà in galera perché, nel frattempo, ha compiuto 70 anni. Al massimo dovrà lasciare la villa.