Gli Stati Uniti azzerano il costo del denaro


MILANO.La banca centrale Usa stronca il costo del denaro portandolo tra lo zero e le 0,25. Già celebrato dai mercati finanziari con un balzo degli indici borsistici, il taglio dei tassi da parte della Fed è arrivato ieri sera superando le aspettative degli analisti. La Federal Reserve con una mossa a sorpresa ha deciso di abbassare il costo del denaro ai minimi di sempre adottando uno strumento innovativo che ha letteralmente entusiasmato Wall Street: la banca centrale Usa ha cosi evitato una riduzione secca dei tassi, come avvenuto finora, preferendo una soluzione flessibile che le consentirà di agire a seconda delle circostanze. Il «quantitative easing», cioè l'immissione sul mercato di grandi masse di nuovo denaro, è uno degli strumenti privilegiati in quest'ottica perché consente di mantenere pienamente approvvigionato il mercato del credito.
Nel corso delle ultime settimane, la Fed ha annunciato di voler comprare 500 miliardi di dollari di asset tossici di Freddie Mac e Fannie Mae, le due ex agenzie federali che garantiscono 5000 miliardi di mutui statunitensi, che il gruppo Aig non è più in grado di assicurare. Inoltre ha annunciato la creazione di un fondo da 200 miliardi per garantire le cartolarizzazioni nel campo del credito al consumo, in particolare carte di credito, prestiti studenteschi e finanziamenti per l'acquisto di un'auto. E sono proprio questi interventi che gli economisti giudicano più adatti per fornire uno stimolo all'economia nel corso dei prossimi mesi nell'attesa dell'altra grande tessera del mosaico, vale a dire il New Deal promesso da Barack Obama.
Nel comunicato ufficiale diffuso la Fed ribadisce che «utilizzerà tutti gli strumenti a sua disposizione per stimolare una ripresa delle attività economiche statunitensi» che i componenti del comitato Fmoc giudicano «ancora estremamente deboli».
Wall Street, che stava già viaggiando in rialzo ha reagito con un nuovo scatto positivo: l'indice Dow Jones viaggiava con un rialzo del 3% e il Nasdaq del 3,29%. Scenario opposto sul fronte del dollaro che ha bruscamente perso terreno dopo la decisione della Fed. La moneta unica europea viene trattata a 1,3965 dollari contro 1,3825 sul finale in Europa. Dollaro in calo anche nei confronti dello yen a 89,5 yen contro 90,63 della vigilia. Il petrolio ha chiuso in ribasso sul mercato Usa: il Wti termina in calo dell'1,7% a 43,74 dollari.
Diversa dalla Fed la posizione della Bce che ha preso tempo su nuovi possibili tagli dei tassi a gennaio. Il numero uno della Banca Centrale Europea, Jean Claude Trichet, ha sottolineato proprio ieri, prima della riunione della Fed, che l'istituto centrale di Francoforte dovrà valutare gli effetti sull'economia dei tagli già annunciati, prima di decidere su nuove possibili mosse espansive. Trichet ha anche aggiunto che la BCE deve evitare di essere intrappolata su tassi nominali troppo bassi, situazione sicuramente da evitare, mentre si starebbe valutando la possibilità di tagliare i tassi sui depositi bancari.
I listini hanno mostrato un andamento fortemente volatile e contrastato nella seconda seduta di borsa dopo il crack del fondo americano di Bernard Madoff. Secondo gli operatori il vero problema è che la truffa venuta a galla negli Stati Uniti rappresenta l'ennesima dimostrazione della carenza di controlli da parte delle autorità di vigilanza e comporterà un incremento di sfiducia e incertezza sul mercato.
Da Oltreoceano sono arrivate inoltre notizie poco incoraggianti con la flessione di permessi edilizi e nuovi cantieri peggiori delle attese e i prezzi al consumo che a novembre hanno registrato la contrazione più ampia dal 1947. Gli indici, in particolare Milano (che dopo i dati Usa era virata in rosso), hanno mostrato un exploit sul finale di seduta con Parigi che ha segnato un balzo del 2,07%, Londra dello 0,74% e Francoforte dell'1,61%. Sono stati deboli per quasi tutta la seduta le banche, per poi terminare a +0,93%, mentre da giorni è scattata la caccia ai gruppi esposti verso i fondi Madoff.

Andrea Di Stefano