ARCHIVIO la Gazzetta di Modena dal 2003

Meno reati, ma Bologna è al top per gli scippi


 La percezione di insicurezza cammina in direzione opposta alla realtà: i reati sono infatti in calo, in Emilia-Romagna come nel resto d’Italia, con riduzioni che variano dal 5% al 18%. Omicidi, borseggi, aggressioni e furti diminuiscono in modo vistoso grazie alla combinazione di una serie di fattori. Tra questi, il ruolo degli enti locali nella nostra regione appare comunque decisivo. I patti per la sicurezza, firmati dai Comuni nel 2007 e nei primi mesi di quest’anno, sono stati utilizzati per avviare nuove politiche per la sicurezza e per la lotta al degrado delle città. I dati del Ministero dell’Interno che certificano la forte flessione (nazionalmente attestata sul 10%) si riferiscono al primo semestre del 2008 e non sono dunque collegati alle decisioni del governo di centro destra e al suo «pacchetto sicurezza».
 Quei dati certificano che i reati a Bologna sono diminuiti del 16,9%, a Rimini del 14,3%, a Modena del 12,5% e a Parma del 12,9%. Il calo più vistoso si è registrato nella provincia di Ferrara del 18,2%. Diminuzioni anche a Piacenza del 14,4% e Forlì-Cesena dell’8,1%. In provincia di Reggio invece la flessione è stata più contenuta con meno 5,4%. Rapportandone il numero dei reati ogni 10 mila abitanti osserviamo che rispetto alla media nazionale di 226,18, la provincia di Piacenza è quella con il dato più basso: 179,54. Seguono Forlì-Cesena (206,06), Ferrara (220,57) e Reggio Emilia (225,10). Sopra l’asticella nazionale si collocano invece Bologna, che occupa il secondo posto nazionale dopo Milano, con 370,75 reati, Rimini con 325,85 (quinta posizione dopo Genova e davanti a Firenze e Roma), Modena (278,69), Ravenna (256,73) e Parma (230,84). Naturalmente alcune semplici valutazioni spiegano dati relativamente alti, anche se in calo, delle nostre province. La prima riguarda la propensione degli emiliano-romagnoli a denunciare i reati di cui si sono stati vittime. L’altra riguarda l’analisi delle zone turistiche rivierasche che presentano numeri certamente gonfiati a causa dell’affollata stagione turistica estiva. Anche se in forte flessione di oltre il 27%, tuttavia Bologna detiene il non invidiabile primato nazionale di borseggi e scippi: 36,76 per 10 mila abitanti. In termini assoluti si tratta di 3353 furti con destrezza e 191 furti con strappo. A Milano sono ad esempio, rispettivamente 12.564 e 1144. Napoli curiosamente non figura tra le prime dieci provincie peggiori per questo tipo di reato.
 Il sociologo Maurizio Fiasco ha osservato sul Sole 24 ore, riferendosi ai dati nazionali, che «non possiamo oggi, come non era corretto ieri, sostenere un’emergenza criminalità in Italia» e che la situazione attuale è derivata dall’assorbimento degli effetti «perversi» dell’indulto che ha consentito di ritornare ai livelli del 2006. «Le paure nella società del rischio sono a geometria variabile - ha proseguito - e risentono dell’organizzazione cognitiva che una società possiede delle informazioni». Qualcuno ha dunque gonfiato nei mesi scorsi l’emergenza criminalità, l’«invasione» degli stranieri e i «rapimenti» di bambini da parte dei rom per trarne vantaggi? Certo è che la campagna elettorale è stata giocata in modo molto vistoso su questi temi. La riprova è che a fronte di 600 omicidi volontari l’anno in tutta Italia, il dato più basso dell’Unione Europea, nel nostro Paese tengono banco per anni gli omicidi di Cogne, Erba, Garlasco e Perugia con tanto di lacrime in diretta televisiva, talk-show e plastici delle case dei delitti.
 Ora le pubbliche amministrazioni hanno a disposizione la legge 125 di un «pacchetto sicurezza» che secondo Cosimo Braccesi, ex responsabile del servizio politiche della sicurezza della Regione e uno degli esperti del settore, «rappresenta comunque una svolta perché per la prima volta troviamo nella legislazione nazionale una definizione dell’oggetto sicurezza urbana e accanto a questo la previsione di uno specifico potere di intervento da parte dei sindaci nella materia. Va detto però che la definizione di sicurezza urbana scelta è assai debole. Ci saranno tre attori: i sindaci a cui è stato consegnato un nuovo potere, i prefetti a cui è attribuito il compito di vigilare sul suo utilizzo e la magistratura che sarà spesso chiamata a pronunciarsi in via definitiva sulla legittimità delle decisioni assunte». Il ministro leghista Maroni ha esortato le amministrazioni locali ad avere «fantasia». Molti sindaci non avevano comunque atteso le sue indicazioni esibendosi da tempo in un colorito elenco di ordinanze che accanto a decisioni ragionevoli hanno dilatato la definizione del degrado urbanbo coniugandolo in vario modo con decisioni draconiane su panchine vietate, ostracismo ai mangiapanini in piazza, punizioni dei writers e persino lotta ai giocatori delle tre carte. Fantasia tanta, finanziamenti però niente. Ci sono solo spiccioli per rafforzare il ruolo della polizia municipale pilastro della presenza pubblica. Comunque in virtù di questi nuovi poteri, a Bologna (impegnata in una dura battaglia contro il degrado di alcune zone del centro) ad esempio, è stato deciso il divieto di vendita per asporto di bevande alcoliche quando la squadra di calcio gioca in casa (a Ferrara lo fanno da anni per la Spal). A Reggio Emilia è stata invece decisa la chiusura dei negozi di kebab entro le 22 e vietata la vendita di alcolici dopo le 20 con multe sino a 500 euro. Sempre a Reggio è in vigore da tempo una specifica ordinanza antimaleducazione che regolamenta orari e comportanenti dei gestori e degli utenti dei pubblici servizi nel centro cittadino. Il comune di Piacenza ha avviato cinque nuovi provvedimenti per contrastare fenomeni di degrado e di inciviltà. Prevedono il contrasto della prostituzione su strada, degli atti vandalici e del deturpamento degli edifici, le limitazioni al consumo su suolo pubblico di bevande in contenitori di vetro e la vendita per asporto e consumo di bevande alcoliche, il diritto alla libera e serena fruizione e frequentazione dei luoghi pubblici. Il patto per la sicurezza di Ferrara prevede azioni integrate e progetti specifici in cinque zone maggiormente a rischio: piazzale della stazione e viale Costituzione; centro storico tra via Garibaldi e via Ripagrande; viale Krasnodar; via Bologna e via Baluardi.
 «In Emilia-Romagna - commenta Giovanni Sacchini, responsabile attività statistiche del servizio delle politiche della sicurezza della Regione -il 2007 è stato un anno con un vistoso aumento dei reati. Il calo del primo semestre di quest’anno è una buona notizia che andrà comunque verificata con quelli del semestre succesivo. Il periodo estivo produce infatti un’impennata di reati nelle nostre zone costiere. Valutiamo come sicuramente positiva questa inversione di tendenza che può essere dipesa dall’assorbimento dell’indulto e dai patti per la sicurezza siglati con i Comuni».
- Vindice Lecis