Il piano Obama spinge le Borse

MILANO. Giornata di grande euforia nelle Borse di tutto il mondo, anche se le grandi fabbriche annunciano licenziamenti in massa, anche se la crisi economica deve ancora mostrare i suoi effetti, anche il settore auto negli Usa è ancora in bilico e non si sa come andrà a finire. Aveva cominciato, venerdi sera, il mercato di Wall Street che, partito in ribasso, aveva chiuso in forte recupero nella speranza che il 'piano Obama" possa salvare le fabbriche e rilanciare l'economia con grandi investimenti. In mattinata la Borsa di Tokio ha fatto segnare un +5,2%.
Seguita da tutti gli altri mercati dell'estremo oriente. In Europa, brilla Parigi (+8,68%), seguita da Francoforte (+7,63%) e Londra (+6,19%). Milano si difende bene, con l'S&P/Min in recupero del 7,49%. A un'ora dalla chiusura, Dow Jones in rialzo del 3,37% e Nasdaq del 3,82%. Sembra che gli investitori siano andati a ricomprare i titoli che soltanto la settimana scorsa (la perdita era stata del 13,47%) avevano gettato nella spazzatura. A trascinare i listini anche il rialzo del prezzo del greggio, tornato sopra i 43 dollari, a dimostrazione che la crisi c'è ma il mondo continuerà a consumare l'oro nero.
Il piano Obama.Il presidente eletto ha promesso per gli Usa i più grandi investimenti in infrastrutture dagli anni '50 ed ha spiegato che queste misure dovrebbero generare 2,5 milioni di posti di lavoro. Gli investitori stanno scommettendo sul fatto che le autorità mondiali faranno il possibile per prevenire la grave recessione. Dalle parole bisognerà passare ai fatti e il quadro, ad oggi, risulta ancora molto preoccupante.
I posti di lavoro.Ieri la Ford ha annunciato la chiusura, per un mese, degli impianti che possiede in Russia, nella regione di San Pietroburgo. Le decisione viene motivata con la necessità di «ridurre i volumi di produzione a causa della situazione sul mercato». Nel 2007 le vendite di auto in Russia erano cresciute del 36%, ma ora gli investitori esteri si trovano a dover fare i conti con la crisi. La svedese Volvo (controllata dalla Ford) ha annunciato che taglierà 4.616 posti di lavoro mentre il governo di Stoccolma starebbe preparando un piano di aiuti per il settore (quindi anche per Saab, controllata da General Motors). Altri 11 mila posti verranno tagliati dal colosso americano Dow Chemical (annunciata la chiusura di 20 stabilimenti) che spera di risparmiare 700 milioni di dollari all'anno. Invece 1.800 posti saranno tagliati dalla 3M, l'azienda americana che produce, tra l'altro, l'adesivo Scotch e il Post-it. In Romania, infine, sono a rischio 40 mila posti nel settore tessile (pari al 20% del totale). Gran parte delal produzione rumena è costituita da contratti di subfornitura per importanti gruppi europei che stimano un calo della domanda sui mercati.
Dunque la crisi sarà ancora lunga, ma sulle piazze finanziarie si ritiene che le brutte notizie siano già scontate dalla discesa, devastante, di questi ultimi mesi. Si sa, per esempio, che in questo ultimo trimestre il Pil americano scenderà forse del 5% e dunque nei trimestri successivi è difficile che un dato simile si possa ripetere.
A Milano da sottolineare la rincorsa del titolo Eni (+14%) sostenuto dal rincaro del greggio e dall'interesse degli investitori libici che vorrebbero acquistare fino al 10% della società.
Incentivi.Nel decreto anti-crisi il governo cerca altri 2 o 3 miliardi di euro. I soldi, che potrebbero arrivare dal fondo per le aree sottoutilizzate, andrebbero agli incentivi per il settore auto e come sostegno a quanti, in questi mesi, stanno perdendo il posto di lavoro.