Citigroup è salva, le Borse festeggiano


MILANO. Il governo Usa salva Citigroup e le Borse volano. Si tratta di una delle maggiori banche del mondo e una sua bancarotta avrebbe avuto effetti drammatici. Invece il governo americano ha iniettato 20 miliardi di dollari e offerto garanzie sulla copertura degli 'assets" tossici per altri 306 miliardi. Dunque la banca non fallisce e l'ingresso dello Stato nelle banche, che le Borse dovrebbero vedere come fumo negli occhi, stavolta porta benefici ai listini.
«Il Governo americano si impegna a sostenere la stabilità finanziaria del mercato, che è un prerequisito per rilanciare una decisa crescita economica. Nel quadro di questo impegno è stato l'accordo con Citigroup al fine di fornire garanzie, accesso alla liquidità e ai capitali», hanno spiegato in una nota congiunta Tesoro, Fed e Fdic, l'agenzia federale che assicura i depositi. A fine giornata Wall Street ha chiuso col Dow Jones in rialzo del 4,4%. Ma i record si sono registrati in Europa: Milano + 7,37%, Parigi + 10,9%, Londra + 9,8%, Francoforte + 10,3%.
Il mercato ha salutato con favore le parole del presidente uscente George Bush che, dopo essersi consultato con Obama, ha anticipato «altre decisioni simili a quella del salvataggio di Citigroup». Quanto al successore, ha invocato per gennaio un «piano economico aggressivo» per far fronte alla crisi, un piano di stimolo dell'economia da attuare «subito». Parole che, insieme con l'iniezione da 306 miliardi di dollari su Citigroup hanno rotto ogni indugio da parte degli investitori.
Un colosso come Citigroup non poteva fallire (ieri sera le sue azioni erano in rialzo del 60%) perchè avrebbe messo sul lastrico le altre istituzioni finanziarie americane e, di conseguenza, anche il sistema bancario europeo. La banca, infatti, ha 300 mila dipendenti, è presente in 100 paesi e ha 200 milioni di clienti.
Buone notizie per l'economia sono arrivate anche da Londra dove il governo ha varato un piano fiscale da 20 miliardi di sterline (23 miliardi di euro). La misura più importante è il taglio dell'Iva su beni e servizi dal 17,5% al 15%. E un piano per incoraggiare i consumi è stato messo a punto in Cina. Oltre ai 4 mila miliardi di yuan già annunciati, il governo di Pechino avrebbe intenzione di iniettare 400 miliardi in Borsa (pari al 10% dell'attuale capitalizzazione) nella speranza di rassicurare gli investitori.
Per il resto, ieri, non sono arrivate buone notizie dal fronte economico: negli Usa sono state ancora ritoccate al ribasso le stime sugli utili delle maggiori aziende mentre la vendita di case ha registrato una nuova contrazione (-3,1%). Però c'è la speranza che l'intervento del governo possa riguardare altri soggetti finanziari e, soprattutto, la Borsa conta sul salvataggio dell'altro grande ammalato, cioè General Motors (ieri a 3,12 dollari, +2%), invitata a presentare un piano di ristrutturazione credibile entro il prossimo 2 dicembre. L'ottimismo ha contagiato il mercato del greggio (se si esce dalla crisi il mondo consumerà più petrolio) spingendo le quotazioni a 55,45 dollari al barile (+8,81%).
Il rialzo del petrolio ha riportato gli acquisti sulle materie prime e sui titoli minerari (+18% l'indice del settore), sulle banche (+8,3% la crescita media in Europa) e sulle assicurazioni (+10%). In Piazza Affari forti acquisti su Unicredit, Intesa e Mediolanum con le altre banche solo sfiorate dagli acquisti. Bene Eni (+11,9%), Enel (+7,2%) e Saipem (+6,9%) anche se il mercato si interroga sulla possibile cancellazione di un contratto da parte di Saudi Aramco. Telecom Italia risale del 4,4% in vista del piano industriale che verrà presentato il 2 dicembre. Forte recupero per Luxottica e Bulgari, titoli del lusso che hanno sofferto moltissimo negli ultimi mesi. Le Fiat risalgono a 5,1 euro (+5,49%). Nel Vecchio Continente le Borse hanno recuperato 400 miliardi (24 a Milano). Anche nel resto d'Europa sono state le banche a dominare la scena: a Parigi, Bnp Paribas sale dell'8,39% e Credit Agricole del 12,57%. A Francoforte i titoli Deutsche Bank volano del 23,67%, Hypo Real del 21,40% e Commerzbank del 13,87%.

Gigi Furini