Il Dragone perde due Comuni

La società Dragone Impianti perde due Comuni; dalla spa esce infatti, oltre a Montefiorino, anche Pievepelago. Entrambi i sindaci hanno inviato la lettera di recesso criticando la «modifica dell'oggetto e delle finalità sociali», chiedendo una cospicua liquidazione. Ciò che non è affatto piaciuto ai primi cittadini Maurizio Paladini e Luca Mordini è il contratto che cede in affitto a Hera la gestione del servizio idrico.
«La nostra è stata una decisione sofferta e ponderata, più volte discussa in consiglio comunale - spiega Maurizio Paladini sindaco di Montefiorino - basti pensare che due dei tre membri di minoranza presenti si sono astenuti sulla proposta votata all'unanimità dalla maggioranza. Comunque la decisione è presa: abbiamo inviato la lettera di recesso con richiesta di liquidazione delle quote da calcolare sul valore patrimoniale iscritto a bilancio, più l'avviamento. Si tratta di una somma per noi importante, il nostro è stato certamente un gesto forte. Ce ne assumiamo per intero la responsabilità, ma era inevitabile per tutelare gli interessi dei nostri cittadini. Siamo convinti che l'affitto del ramo di azienda, ammesso e non concesso che possa essere fatto senza gara pubblica, come è avvenuto nel nostro caso, sia di fatto una vendita mascherata. Nel 2024, questa la durata del contratto, i Comuni soci della Dragone Impianti dovranno versare agli azionisti di Hera il valore iniziale più gli investimenti effettuati nel periodo di affitto, al netto degli ammortamenti previsti per legge e degli eventuali contributi pubblici purchè afferenti il ramo di azienda. Tutti sanno - continua Paladini - che l'Ato ha previsto nel piano triennale, inserendone i costi in tariffa, investimenti sul Dragone per oltre 10 milioni di euro nei prossimi tre anni. I Comuni, alla scadenza del contratto, dovranno quindi rimborsarli detraendo le somme relative agli ammortamenti effettuati per legge. Ma i Comuni non saranno in grado di versare queste somme a Hera, che dunque incorporerà la Dragone Impianti. Riteniamo che la Dragone spa abbia, cosi, mutato il proprio oggetto sociale, stravolgendo la funzione per la quale era sorto il Consorzio dell'Acquedotto del Dragone. Abbiamo quindi deciso di comunicare il recesso dalla società e chiedere la liquidazione anche per richiamare l'attenzione dei politici sul problema dei servizi. In un momento di grande difficoltà economica come quello che stiamo attraversando, le bollette gas, luce ed acqua incidono troppo pesantemente sui bilanci familiari e sui bilanci delle nostre aziende. Anche se la legge stabilisce che il gestore dei servizi venga individuato con gara pubblica, siamo di fronte ad un sistema inequivocabilmente di monopolio, ovviamente limitato al periodo di durata del contratto. C'è voluto uno tsunami finanziario della portata di quello che ha stravolto le borse mondiali per far capire ai seguaci della Thatcher, di destra e di sinistra, che forse la presenza dello Stato in alcuni settori chiave dell'economia e del welfare non è poi cosi nocivo. Anche sulla gestione dei servizi riteniamo sia necessario un ripensamento ed una rivisitazione del quadro normativo per evitare che la gestione, secondo mere regole di mercato, di una risorsa come l'acqua, possa ripercuotersi pesantemente sui bilanci delle famiglie e delle imprese. E lo stesso discorso vale per gli altri servizi essenziali». (cl.be.)