Andrea Giani pronto a entrare nella leggenda


Un giorno che vale una vita intera: Adrea Giani lo vivrà nella notte italiana tra giovedi e venerdi quando entrerà a far parte della «Hall of Fame» del volley. Un riconoscimento straordinario per un campione che ha attraversato il tempo in 20 anni di carriera trascorsi tra Parma, Modena e l'azzurro e che è sicuramente il più popolare ed il più amato dal popolo della pallavolo.
A 17 anni metteva piede in campo in una finale scudetto con la maglia della Santal, a 20 appena compiuti detronizzava la Panini Modena conquistando il suo primo scudetto e realizzando anche il 'Grande Slam" con la Maxicono, a 26 riusciva nell'impresa 'unica" di divenire un idolo di Modena dopo essere stato il simbolo di Parma, a 32 riportava al PalaPanini lo scudetto, ultima di una serie di imprese memorabili compiute anche e soprattutto con la maglia azzurra con cui ha conquistato 3 mondiali.
Questi sono solo alcuni dei 'capolavori" scritti da Andrea Giani, campionissimo di Napoli, 38 anni compiuti lo scorso 22 aprile, attuale tecnico della Trenkwalder, che gli sono valsi un posto nella leggenda. Ed è proprio tra i 'miti della pallavolo" di ogni epoca che il fuoriclasse si appresta ad entrare.
«Per me far parte della Hall of Fame è qualcosa che devo ancora realizzare bene, un sogno, una sensazione meravigliosa, mi sento come un bambino che ha visto realizzarsi il più grande dei suoi desideri».
La comunicazione ufficiale gli è arrivata qualche mese fa ed è un vero peccato che l'Italia del volley non sia stata in grado di rendergli più agevole la trasferta negli States.
«In effetti spostare la partita di Piacenza da domenica a mercoledi prossimo sarebbe stato meglio, ma non importa: parto domani da Milano per Holyoke, via Atlanta e Bradley, poi trasferimento in macchina, verranno con me mia moglie Emanuela, che è al settimo cielo per questo riconoscimento, e suo fratello Gabriele. La cerimonia sarà il giovedi pomeriggio, orario americano: so già che mi emozionerò. Ci sarà una bacheca con la mia maglia e mi consegneranno un anello destinato a tutti quelli che vengono inseriti nella Hall of Fame. Rientrerò sabato mattina in Italia, ancora a Milano, poi allenamento al PalaPanini nel pomeriggio con la squadra e partenza per Piacenza».
Un tour de force a cui Giani si sottoporrà con la consapevolezza di poter vivere un momento magico che porterà sempre nel cuore.
«Prima di me questo onore è stato riservato solo a campionissimi. Tra gli italiani hanno un posto nella Hall of Fame Julio Velasco e Andrea Gardini: sono in buona compagnia, non c'è dubbio».
Il pensiero va anche ad altri fuoriclasse che meriterebbero un posto nella galleria degli immortali del volley.
«E' sempre difficile fare nomi, perchè la 'Generazione dei Fenomeni" meriterebbe di essere premiata al gran completo. Mi piacerebbe che presto lo stesso onore venisse tributato a Lorenzo Bernardi e ad Andrea Lucchetta, ma che dire di Cantagalli? Credo che in qualche anno a Holyoke ci saranno tanti azzurri che troveranno posto al fianco della nazionale statunitense degli anni ottanta, la più celebrata».
In tema di campioni viene spontaneo chiedergli i nomi di quelli che lo hanno più impressioanto durante la sua carriera.
«Fomin è stato eccezionale, Van de Goor una persona meravigliosa, per me sono dei miti. Poi come non nominare Kiraly? Lui aveva un approccio talmente superiore a tutto quanto faceva da essere davvero una leggenda».
E nella sua personalissima Hall of Fame colloca anche due brasiliani.
«Giba e Ricardo, a loro un posto spetta di diritto visto quanto hanno fatto e soprattutto perchè hanno qualcosa in più, quel qualcosa che rende i giocatori immortali».
Ad Andrea Giani 'tecnico" è giusto chiedere il nome dell'allenatore che porta nel cuore.
«Io sono stato davvero molto fortunato perchè in panchina ho trovato sempre personaggi eccezionali, ma se devo dire un nome allora scelgo quello di Skiba, quello che mi ha formato tecnicamente».
Tra i mille flash di trionfi irripetibili un piccolo-grande rammarico rimane.
«Inutile negarlo, non aver vinto almeno un'Olimpiade è stato un peccato per me che ne ho vissute cinque. Per due volte siamo tornati a casa con l'argento, ma contrariamente a quanto la gente pensa non è la sconfitta in finale del 1996 a bruciarmi, li abbiamo dato il 100% e abbiamo perso da una grande Olanda. I rimpianti sono relativi a Barcellona nel 1992, in quel caso abbiamo buttato via una grande opportunità e lo abbiamo fatto senza dare il massimo, credo che in Spagna ci siamo espressi al 40% non di più altrimenti avremmo vinto».
Sulla squadra più forte in cui ha giocato il Giangio non ha dubbi.
«La Nazionale del 1998 era impressionante, quell'anno vincemmo i mondiali in Giappone in modo straordinario, eravamo superiori a tutti».
Giani è stato considerato il giocatore universale per eccellenza ed entrerà nella Hall of Fame proprio per la sua ecletticità, scelto da una commissione di cui fa parte un mito come il tecnico Doug Beal.
«Ed è una motivazione che mi inorgoglisce: aver saputo ricoprire tanti ruoli nella mia carriera e sempre ad altissimo livello, proprio quando la specializzazione era diventata estrema credo sia stata la soddisfazione più grande».

Fabio Rossi