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Vola Unicredit dopo il blitz dei libici

 MILANO. Commenti positivi e acquisti sul titolo in Borsa per Unicredit alla notizia dell’ingresso dei libici nel capitale sociale. Le azioni, fra scambi molto intensi, hanno terminato la corsa in rialzo del 7,64% a 2,32 euro. Ora la banca centrale libica e i fondi sovrani del Paese di Gheddafi hanno il 4,2% dell’istituto di Piazza Cordusio e sono i secondi azionisti, dopo la Fondazione Cariverona. Il rialzo dopo il tonfo di giovedì è senz’altro legato all’arrivo dei libici.
 «La loro presenza è considerata amichevole, ma l’idea del mercato è che sulla banca guidata da Profumo, adesso qualcun altro possa metterci gli occhi», commenta un operatore. In effetti, nonostante il gran balzo di ieri, le azioni si trovano ai minimi storici e la bassa capitalizzazione di Unicredit (attorno ai 30 miliardi di euro) potrebbe solleticare l’appetito di qualcuno.
 Ieri le autorità libiche hanno confermato di aver acquistato azioni sul mercato nei giorni scorsi, con un investimento attorno a 1,2 miliardi di euro. Altri 500 milioni verranno investiti nei bond legati alla manovra sul capitale che la banca ha deliberato a inizio ottobre per 6,6 miliardi.
 «Il rafforzamento della Libia - spiega l’amministratore delegato Alessandro Profumo - dimostra l’interesse che loro hanno per la nostra azienda». Lo stesso Profumo dice di non aver idea circa il possibile ingresso degli investitori libici nel consiglio di amministrazione. «In ogni caso - ha aggiunto - ricordo che esiste un limite al diritto di voto al 5%. Quindi, chiunque può comprare quello che vuole sul mercato, ma poi si applica il limite, come già avviene per la Fondazione Cariverona». Il banchiere al vertice di Unicredit risponde anche a una domanda sul suo compenso. «Una parte molto rilevante del mio stipendio - dice ai cronisti - è legata al raggiungimento dei risultati. Quest’anno, non raggiungeremo i risultati e, in automatico, quella parte scompare».
 Commenti positivi all’ingresso dei libici arrivano dal mondo finanziario e politico. Giancarlo Lanna, presidente di Simest, dice che «l’aumento della quota degli investitori libici in Unicredit è un segnale positivo in un mercato turbolento, con andamenti erratici che la Borsa registra tutti i giorni.
 «Si tratta di fare in modo che questi investimenti non portino a un indebolimento dell’apparato economico del nostro Paese», dice Massimo D’Alema. «E’ normale - aggiunge - che Paesi con grandi capitali, accumulati grazie al petrolio e al gas, tendono a investire in paesi avanzati. E’ un fenomeno normale ed escludo che si possa arrivare a una sorta di colonizzazione». «Nulla da obiettare - spiega il ministro dell’agricoltura, Zaia - ma stiamo attenti alle Opa ostili, allo shopping estremo». (g.f.)