Papà Ljubo a Modena nel 1983/84 «Anno che non dimenticherò mai»

Dragan 25 anni dopo papà Ljubomir. Dragan nella Trenkwalder, Ljubo nella Panini, ma entrambi a Modena nella città dei sogni di ogni pallavolista nel mondo. Diverso solo il ruolo, perchè Travica senior, a differenza del figlio è stato uno dei più forti schiacciatori-ricevitori d'Europa, vincendo 5 titoli di Jugoslavia con l'altrettanto prestigiosa maglia del Mladost Zagabria. Ora allena a Resovia, in Polonia, dove Modena ha conquistato nel marzo scorso la Challenge Cup.
«Se mi sono emozionato sapendo che Dragan ha debuttato alla grande a Modena? Diciamo che mi sono passate davanti agli occhi tante immagini bellissime della mia avventura in gialloblù».
Si, perchè papà Ljubo ricorda bene i colori di quella mitica maglia Panini.
«Una sola stagione, ma che porto sempre nel cuore. Per uno straniero il primo anno lontano da casa è sempre quello che rimane più impresso ed è stato cosi anche per me. Ricordo bene che a volermi fu Paolo Guidetti, ma quando arrivai a Modena c'era un altro allenatore, Andrea Nannini. Anche con lui il rapporto fu buono, ma a volermi era stato Guidetti e non trovarlo al mio arrivo fu una sorpresa».
Erano gli anni in cui la Panini voleva tornare a vincere dopo un lungo digiuno. Ljubo, presentato da Adriano Guidetti (fratello di Paolino e allora direttore tecnico) come un 'Franco Bertoli al cubo", non tradi le attese.
«Anche se alla fine lo scudetto ci sfuggi: perdemmo la bella delle semifinali dei play off a Parma. Un peccato, perchè, anche se Kim Ho Chul era sempre immenso, durante la stagione in casa nostra li avevamo sempre battuti. E Torino fece quello che avremmo dovuto fare noi, cioè conquistò lo scudetto».
Era una pallavolo diversa, quella di Ljubo.
«Vissuta più sul piano umano: Giuseppe Panini non era solo un presidente, ma ci trattava tutti come figli suoi. Ricordo con piacere anche Leo Novi, sempre presente, sempre vicino a noi, ricordo Pietro Peja, che allora faceva il dirigente, e che venne con Leo Novi in Jugoslavia a farmi firmare il contratto. Ricordo tante persone stupende, eccezionali, come Franco Vignoli, un fotografo e un amico, ricordo le serate da Juffa, non un ristorante, ma la nostra seconda casa, dove ogni sera facevamo scherzi terribili. Tutti mi trattavano benissimo e tutti furono eccezionali anche con mia moglie Mara: quando io venni a Modena lei aspettava la nostra prima figlia, Mihaela. Pensate, ero in campo al vecchio palazzetto dello sport quando mi dissero tra il primo e il secondo set che lei era nata».
Parole di apprezzamento anche per i compagni di squadra di un tempo.
«Rispetto con tutti, con Franco Bertoli, con Recine, che era il nostro leader, con Esteban Martinez, con Venturi, con Cicciolo Ferrari: mi sembra di rivederli ora».
Non resta che parlare di Dragan e della sua avventura a Modena.
«Lui ha una cosa che ho anche io, cioè una personalità molto forte, e una che io non ho, cioè sa farsi voler bene da tutti. Da anni ormai io non mi occupo delle sue scelte tecniche, lui decide tutto quello che lo riguarda. Saperlo a Modena mi fa enorme piacere».
Un aspetto curioso è che sia Dragan che Ljubo hanno vissuto stagioni importanti a Milano.
«Io ho conquistato due promozioni con Vimercate e Brugherio, lui a Milano è salito in A1 e ha dimostrato nella stagione scorsa quanto vale meritandosi Modena».
(fabio rossi)