Borse in altalena, poi Wall Street affonda


MILANO. L'ottovolante dei listini ieri ha messo a dura prova non solo i nervi degli operatori di borsa, ma anche e soprattutto quelli quelli dei banchieri centrali. I mercati hanno infatti reagito con grandissimo nervosismo alle dichiarazioni di Ben Bernanke, il presidente della Fed, la banca centrale Usa. Wall Street, che aveva aperto positivamente sulla scia dei nuovi provvedimenti della Fed per il finanziamento delle aziende, subito dopo le dichiarazioni di Bernanke ha virato decisamente al ribasso.
«Le previsioni per la crescita sono peggiorate e i rischi soggiacenti si sono incrementati. Alla luce di questi sviluppi, sarà necessario per la Fed valutare se l'attuale posizione di politica monetaria resta ancora appropriata». L'ipotesi ventilata da Bernanke di un taglio dei tassi, che normalmente veniva accolta con euforia, ha invece seminato il panico. Wall Street ha cominciato a perdere pesantemente - Dow Jones ha di nuovo sfondato i 10mila punti - e ha poi chiuso con un nuovo tracollo: il Dow Jones arretra del 5,11% a 9.447,11 punti, il Nasdaq cede il 5,80% a 1.754,88 punti, mentre lo S&P 500 arretra del 5,74% a 996,23 punti.
Le Borse europee avevano chiuso la giornata in altalena, indebolendosi sul finale. In avvio di seduta i listini europei hanno tentato il rimbalzo rispetto al deciso crollo di ieri, dopo si sono indeboliti, per poi accelerare al rialzo dopo l'apertura della Borsa americana. In chiusura hanno di nuovo rallentato, chiudendo con segni contrastati. Positivi il Cac40 di Parigi, il Ftse100 di Londra e l'Ibex di Amsterdam, che hanno messo a segno rialzi dello 0,55%, dello 0,35% e dell'1,27%. Negative invece Francoforte, con il Dax in calo dell'1,12% e Amsterdam (Aex -1%).
Anche Milano ha chiuso in ribasso. Ieri mattina gli indici erano partiti molto forti, dopo il -8% di ieri, per poi calare e quindi tornare positivi. Ma poi l'avvio incerto di Wall Street ha annullato tutti i guadagni. A Milano, oltre al ribasso dei bancari, ha pesato il calo di Fiat che ha poi concluso con meno 7,13% aggiornando i minimi fino a 7,22 euro.
Sempre in profondo rosso i bancari: Popolare Milano e Banco Popolare ha ceduto oltre il 12%, mentre Unicredit ha tentato di riprendersi ma poi ha lasciato sul terreno il 3,57% depresso dalla pioggia di tagli del giudizio giunti dagli analisti. Tra le banche si rianima invece Intesa Sanpaolo (+1,30%). Giornata pessima anche per le tlc, con Fastweb a -5,76%, Telecom Italia a -2,41%, questa sempre sotto quota 1 euro, per culminare nel -18,26% di Tiscali. Tra le peggiori performance Unipol a -7,74%, Seat a -6,96% e Pirelli a -7,89%.
Consentono al listino di limitare i danni i decisi rimbalzi messi a segno dagli energetici, complice il recupero del prezzo del greggio che era risalito oltre gli 86 dollari, ma in serata calava a New York ampiamente sotto gli 84 dollari al barile. Svettava Tenaris a +7,82% e sono salite pure Eni (+1,56%) ed Enel (+2,52%).
Un importante intervento positivo della Fed aveva inaugurato la giornata americana: la banca centrale ha deciso di intervenire sul mercato dei cosiddetti 'commercial paper", vale a dire le obbligazioni di breve durata emesse soprattutto dalle aziende. La banca centrale Usa, sulla base dei poteri di emergenza che le sono stati attribuiti dal maxipiano, creerà un'apposita società veicolo che avrà lo scopo di acquistare questi asset, di durata tre mesi.
Prima di Bernanke, il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, aveva ribadito la necessità di azioni coordinate a livello internazionale e il bisogno di maggiore trasparenza sui mercati. Trichet ha anche ripetuto che il ruolo della Bce, la cui cooperazione con la Fed è molto intensa, è di garantire liquidità al sistema e non può intervenire in caso di problemi di solvibilità. Insomma si può fare tanto, ma non evitare la bancarotta. Dichiarazioni poco rassicuranti.

Andrea Di Stefano