Crac Parmalat, chiesti 13 anni per Tanzi


MILANO. «Aggiotaggio irripetibile: Calisto Tanzi deve essere condannato a 13 anni di reclusione». Questa la richiesta della Procura di Milano per l'ex patron di Parmalat, accusato del crac dell'azienda finita nel ciclone del più grande scandalo finanziario d'Europa: 14 miliardi di euro di buco, 200.000 risparmiatori danneggiati. L'accusa ha chiesto di negare qualsiasi attenuante generica.
«Si tratta di un aggiotaggio irripetibile, di enorme gravità e non si può concedere nessuna attenuante», ha detto nella sua requisitoria il pubblico ministero Eugenio Fusco. «Le motivazioni che hanno spinto ciascuno degli imputati dimostra come se ne siano infischiati dei risparmiatori». Per il procuratore aggiunto Francesco Greco anche le banche sono corresponsabili del fallimento di Parmalat. Riprendendo le parole pronunciate anni fa da un analista della Bank of America, il pm Greco ha paragonato questo processo ad «una brutta vicenda di mafia». Il crac Parmalat rappresenta dunque un mostro a più teste. «Il crollo della finanza internazionale di questi giorni è la migliore dimostrazione», ha sottolineato Greco, «che l'intuizione della Procura di Parma e Milano era giusta, motivata e comprovata: le banche erano corresponsabili del crac dell'azienda di Calisto Tanzi». Il magistrato, che fece parte del pool di 'Mani puite", ha poi affermato che le banche hanno venduto alla Parmalat «quei titoli tossici di cui oggi parlano tutti i giornali». Insomma, per la Procura di Milano lo scadalo Parmalat è stato il primo segnale di un crac finanziario che ora è sotto gli occhi di tutto il mondo. La difesa di Calisto Tanzi ha messo subito le mani avanti: «Emerge che l'accusa ha delineato una Parmalat che, dal 1996 al default, ha visto scemare la possibilità di autodeterminazione, giungendo a compiere atti scriteriati, non per l'interesse della società ma per il soddisfacimento di terzi», ha detto l'avvocato Giampiero Baincolella marcando il fatto che la richiesta di pena per Tanzi è esagerata. «A mio giudizio», ha ribadito il legale, «esiste una discrasia tra le pene che sono state patteggiate e la piena chiesta per Tanzi». Invece per l'avvocato Marco de Luca, della nuova Parmalat guidata da Enrico Bondi, la richesta e una condanna cosi forti «possono essere un monito severo alle istituzioni finanziarie rispetto al futuro del mondo economico e all'utilizzo di strumenti trasparenti e rispettosi degli interessi dei risparmiatori». Cosi, a quasi cinque anni dal fallimento e a tre dall'inizio del processo, la Procura milanese ha chiesto di condannare Tanzi per aggiotaggio e ostacolo agli organismi di vigilanza, insieme ad altri 7 imputati e a Italaudit, la società che certificò i bilanci per la quale è stata chiesta una pena pecunaria di 300 mila euro e la confisca di 600 mila euro. Per Luca Sala, ex funzionario di Bank of America, sono stati chiesti sei anni, per il suo collega Luis Moncada, cinque. Tre anni e mezzo per Antonio Luzi e Giovanni Bonici di Parmalat Venezuela. L'accusa ha chiesto cinque anni per il banchiere Luciano Silingardi.

Roberta Rizzo