Il sindaco replica: «Riportano vicende dando notizie parziali e in malafede»

«Ho letto la lettera; i miei colleghi hanno riportato in maniera parziale e in malafede vicende che non hanno vissuto personalmente, senza il supporto di alcun ragionamento, cosa che invece all'epoca io feci». Con queste parole Maurizio Paladini, sindaco di Montefiorino, replica alle accuse rivoltegli dai sindaci dei cinque Comuni soci del Dragone che hanno detto si a Hera. «Sono ancora convinto - prosegue Paladini - che l'operazione del 1992 fosse un'ottima scelta, con la quale peraltro io anticipavo quella sensibilità nei confronti dell'acqua come risorse pubblica che poi anche in Parlamento è sorta qualche anno dopo. I sindaci firmatari non citano aspetti fondamentali di quell'accordo. Innanzi tutto alla Delta Po sarebbe stato ceduto il 49% del Consorzio Dragone, mentre i Comuni soci avrebbero mantenuto il 51%, cioè il controllo. Inoltre la società concessionaria si impegnava a fare investimenti sulla razionalizzazione del sistema acquedottistico per 50 miliardi di vecchie lire e ambiva a far diventare il Dragone fornitore di acqua di tutti i Comuni della montagna. Se all'epoca avessimo investito quei soldi, oggi saremmo 'competitor" di Hera sul mercato e non gregari. Purtroppo le vicissitudini giudiziarie di Zamorani impedirono di proseguire. I miei colleghi stanno solo tentando di mettere a tacere le critiche ma io voglio rilanciare una proposta concreta: trasformino l'affitto in concessione e io mi aggregherò, perchè cosi a Hera non dovremo rimborsare nulla alla scadenza e i proventi sarebbero maggiori». (cl.be.)