Ennio Bonilauri: «Sul Dragone Paladini ambiguo»

PRIGNANO.«Mi fa ridere leggere che il sindaco di Montefiorino guida il fronte del no sul passaggio dell'acquedotto del Dragone a Hera. Quando ci fu il tentativo, alcuni anni fa, di dare il Dragone a Meta, la sua posizione era già ambigua. Solo l'opposizione mia, di quando ero sindaco di Prignano, e quella di Claudio Bartolacelli allora sindaco di Serramazzoni, bloccarono l'operazione».
Cosi Ennio Bonilauri, ex sindaco di Prignano e ora consigliere di minoranza, critica l'atteggiamento del primo cittadino di Montefiorino, Maurizio Paladini, che nei giorni scorsi ha annunciato la richiesta di liquidazione della quota se il Dragone passerà a Hera. «Paladini - ha detto Bonilauri - ha chiesto la suddivisione di una consistente somma dei fondi di riserva della Dragone Impianti, per le rispettive quote dei comuni, e accettata da tutti i sindaci. Operazione che, in economia aziendale, si fa quando si vuole chiudere una società. Poi, dopo aver chiesto le dimissioni del cda della Dragone Impianti, ha proposto come amministratore unico dello stesso ente il sindaco attuale di Serramazzoni, cioé colui che andrà a firmare il passaggio a una multiutility. Se era contrario, lui che è sindaco, gli bastava promuovere un referendum sul problema. Ma si è ben guardato dal farlo per paura dei no. Dice che chiederà la liquidazione della quota? Una bufala».
«Lo statuto del Dragone è molto chiaro. Al massimo può vendere la sua quota di socio, che è il 14% del capitale sociale di 200 mila euro. Quando i sindaci soci dichiarano che il patrimonio della Dragone Impianti è dei comuni, sbagliano, perché lo stesso è di proprietà della Dragone Impianti con concessioni demaniali. Quindi, la quota parte dei comuni in questa società, con il contratto d'affitto concordato per 24 anni, rischia di essere assorbito dalla multiutility, cioè il Dragone rimarrà una scatola vuota e non potrà più gestire la propria acqua visto che nel 2030 scadranno le concessioni demaniali. Anche il comitato che si oppone a tale operazione mi sembra molto fumo e poco arrosto. Il ricorso al Tar non serve a nulla, l'importante era raccogliere le firme per un referendum».