Telecom in sciopero contro i 5mila tagli

MILANO. Braccia incrociate per i dipendenti di Telecom Italia contro i 5 mila tagli annunciati da Franco Bernabè. Otto ore di sciopero che, secondo fonti sindacali, ha raccolto un'adesione media del 60% e ha toccato punte dell'80%. Il doppio di quanto stimato dall'azienda, secondo cui le adesioni si sono fermate al 32% circa. «Lo sciopero è andato bene», ha commentato Guglielmo Epifani, segretario generale Cgil, che a Milano ha incontrato una delegazione di lavoratori Telecom.
Epifani ha sottolineato che «l'occupazione è un problema di prima grandezza per la prospettiva dell'impresa», e ha chiesto ai vertici Telecom di «anticipare il confronto sui contenuti del piano strategico e industriale». Piano industriale che l'ad Bernabè, ha dichiarato di voler presentare prima di fine anno e sul quale i lavoratori, che sentono di pagare sulla loro pelle i risultati deludenti delle precedenti gestioni, vogliono poter dire la loro.
Ai sindacati non va giù una politica di tagli senza quella che ritengono un'adeguata prospettiva di sviluppo dell'azienda, mentre per ora Bernabè - che ha ereditato un gruppo con un alto livello di indebitamento, pochi asset esteri da valorizzare (in uscita dalla Francia a Telecom restano il Brasile, l'Argentina e la banda larga in Germania) e ridotta elasticità finanziaria - ha detto che intende puntare sull'efficienza e sulla riduzione dei costi.
«Ai tagli - ha spiegato Renato Comelli, Rsu Telecom Lombardia - ci siamo abituati, anche se non sempre condivisi, ma in altre occasioni erano giustificati dal rilancio dell'azienda, oggi invece sono solo dovuti a una contrazione dei ricavi». In particolare i sindacati imputano a Bernabè «l'assenza di un piano industriale che delinei le scelte organizzative e di mercato sulle quali l'azienda intende svilupparsi», e ritengono che gli obiettivi fissati al 2010 «si sostanzino in un programma completamente difensivo orientato alla pura riduzione di costi», e che dunque «non forniscono garanzie occupazionali e professionali».
I lavoratori, per far sentire le proprie ragioni, hanno organizzato presidi e sit-in in molte città come Torino, Milano, Roma, Firenze, Napoli, Genova, Cagliari, Palermo e Bologna, dove si è svolto un corteo a cui hanno partecipato anche altri lavoratori delle tlc. I tagli di Bernabè, che colpiranno quasi un lavoratore ogni 11 dipendenti Telecom Italia (5 mila dipendenti su 56 mila), interessano infatti tutta Italia. Ma il timore dei sindacati è che la scure dell'ex ad dell'Eni non si fermi qui, e possa portare altre migliaia di esuberi. Allo sciopero di Telecom hanno aderito anche i giornalisti di La7, emittente della controllata Ti Media, che hanno protestato contro la chiusura delle sedi di corrispondenza di Londra, Gerusalemme e Parigi, il blocco del turn-over e la riduzione dei contratti a termine. Il tutto «senza che sia stato presentato un piano industriale» e con un indebolimento, sottolineano i giornalisti de La7, dell' «unica voce dell'informazione tv indipendente dal duopolio Rai-Mediaset».