ARCHIVIO la Gazzetta di Modena dal 2003

E’ Montezemolo il Paperone di Stato 2006

 ROMA. E’ Luca Cordero di Montezemolo il Paperone di Stato (all’epoca era presidente della Fiera di Bologna) che nel 2006 ha registrato il reddito più alto, pari a oltre 7,3 milioni di euro. Uno ‘stipendio’, raggiunto naturalmente anche grazie agli altri introiti, dalla Fiat a Confindustria, che è circa 1.500 volte superiore a quello del più povero, vale a dire Agostino Melloni, vicepresidente dell’Interporto di Rovigo, con appena 4.976 euro dichiarati.
 I dati sono contenuti nella Relazione sulla situazione patrimoniale di titolari di cariche elettive e direttive di alcuni enti (non tutti), resa pubblica dalla Presidenza del Consiglio. Ma sarebbe divertita e stupita, secondo quanto riferiscono ambienti vicini a Maranello, la reazione di Luca di Montezemolo, che avrebbe definito paradossale il fatto di definirlo manager di Stato quando dal suo incarico alla Fiera di Bologna ha ricevuto, finchè è durato il rapporto, 97 mila euro lorde all’anno, omnicomprensive. Il resto della somma che lo pone in cima alla classifica deriva infatti da attività private del presidente della Ferrari e della Fiat e da incarichi privati.
 Tornando alla classifica, il petrolio è alle stelle e le paghe del settore energia non sono da meno. Subito dietro a Montezemolo, spiccano infatti due nomi espressione delle più importanti industrie energetiche del Paese: il presidente dell’Enel Piero Gnudi con 3,3 milioni di euro e quello dell’Eni Roberto Poli con 3,2 milioni. Il Cane a sei zampe piazza poi altri tre nomi sopra la fatidica soglia del milione di euro: l’ad Paolo Scaroni con 2,2 milioni (che l’anno prima svettava con 10 milioni) e i direttori generali Domenico Dispenza e Angelo Taraborrelli, appaiati a circa 1 milione. Redditi ragguardevoli sono poi quelli del presidente dell’Autorità per l’energia, Alessandro Ortis (555mila euro), dell’ad del Gse Nando Pasquali con 453mila euro e del presidente della stessa società Carlo Andrea Bollino con 217 mila euro. Sempre alti i redditi anche di chi nell’energia non lavora più, come l’ex presidente dell’Eni e, all’epoca della rilevazione numero uno delle Poste, Vittorio Mincato con 920mila euro, o come Chicco Testa, in passato presidente dell’Enel e nel 2006 presidente di Roma Metropolitane, con 768mila.
 Nei ‘magnifici 13’ figurano anche l’attuale e il passato ad della Sea, Alfio Lamanna (all’epoca vicepresidente della società) con 2,1 milioni di euro e Giuseppe Bencini con 1,9 milioni: molto più basso è invece il reddito del presidente Giuseppe Bonomi (488 milioni di euro). Sopra il mezzo miliardo si trovano anche l’ad delle Ferrovie Mauro Moretti e Maurizio Prato (che tra Fintecna e Alitalia registrava 827mila euro), mentre il presidente e ad di Finmeccanica Piefrancesco Guarguaglini tocca i 2,8 milioni.
 Negli altri posti figurano anche personaggi per lo più sconosciuti al grande pubblico: come il presidente del Centro agroalimentare di Bologna Alberto Alberti Maffei con 2,4 milioni e il vicecommissario straordinario della Fondazione dell’Ordine Mauriziano di Torino Cristiana Maccagno con 1,9 milioni.