27 giugno 2008 —
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sezione: Attualità
ROMA. E Luca Cordero di Montezemolo il Paperone di Stato (allepoca era presidente della Fiera di Bologna) che nel 2006 ha registrato il reddito più alto, pari a oltre 7,3 milioni di euro. Uno stipendio, raggiunto naturalmente anche grazie agli altri introiti, dalla Fiat a Confindustria, che è circa 1.500 volte superiore a quello del più povero, vale a dire Agostino Melloni, vicepresidente dellInterporto di Rovigo, con appena 4.976 euro dichiarati.
I dati sono contenuti nella Relazione sulla situazione patrimoniale di titolari di cariche elettive e direttive di alcuni enti (non tutti), resa pubblica dalla Presidenza del Consiglio. Ma sarebbe divertita e stupita, secondo quanto riferiscono ambienti vicini a Maranello, la reazione di Luca di Montezemolo, che avrebbe definito paradossale il fatto di definirlo manager di Stato quando dal suo incarico alla Fiera di Bologna ha ricevuto, finchè è durato il rapporto, 97 mila euro lorde allanno, omnicomprensive. Il resto della somma che lo pone in cima alla classifica deriva infatti da attività private del presidente della Ferrari e della Fiat e da incarichi privati.
Tornando alla classifica, il petrolio è alle stelle e le paghe del settore energia non sono da meno. Subito dietro a Montezemolo, spiccano infatti due nomi espressione delle più importanti industrie energetiche del Paese: il presidente dellEnel Piero Gnudi con 3,3 milioni di euro e quello dellEni Roberto Poli con 3,2 milioni. Il Cane a sei zampe piazza poi altri tre nomi sopra la fatidica soglia del milione di euro: lad Paolo Scaroni con 2,2 milioni (che lanno prima svettava con 10 milioni) e i direttori generali Domenico Dispenza e Angelo Taraborrelli, appaiati a circa 1 milione. Redditi ragguardevoli sono poi quelli del presidente dellAutorità per lenergia, Alessandro Ortis (555mila euro), dellad del Gse Nando Pasquali con 453mila euro e del presidente della stessa società Carlo Andrea Bollino con 217 mila euro. Sempre alti i redditi anche di chi nellenergia non lavora più, come lex presidente dellEni e, allepoca della rilevazione numero uno delle Poste, Vittorio Mincato con 920mila euro, o come Chicco Testa, in passato presidente dellEnel e nel 2006 presidente di Roma Metropolitane, con 768mila.
Nei magnifici 13 figurano anche lattuale e il passato ad della Sea, Alfio Lamanna (allepoca vicepresidente della società) con 2,1 milioni di euro e Giuseppe Bencini con 1,9 milioni: molto più basso è invece il reddito del presidente Giuseppe Bonomi (488 milioni di euro). Sopra il mezzo miliardo si trovano anche lad delle Ferrovie Mauro Moretti e Maurizio Prato (che tra Fintecna e Alitalia registrava 827mila euro), mentre il presidente e ad di Finmeccanica Piefrancesco Guarguaglini tocca i 2,8 milioni.
Negli altri posti figurano anche personaggi per lo più sconosciuti al grande pubblico: come il presidente del Centro agroalimentare di Bologna Alberto Alberti Maffei con 2,4 milioni e il vicecommissario straordinario della Fondazione dellOrdine Mauriziano di Torino Cristiana Maccagno con 1,9 milioni.