La lucciola ci ripensa: «Pagherò le tasse»

PARMA. «Se debbo pagare le tasse le pagherò, non c'è problema». Ha cambiato opinione, intervistata dal Tg5 senza essere ripresa in volto, la giovane prostituta uruguayana che ieri aveva invece dichiarato di non voler pagare i 90.000 euro che la Guardia di Finanza le chiede, sulla base dei 357.000 euro guadagnati in alcuni anni con la sua attività a Parma, dove abita. «Con quei soldi mantengo la mia famiglia in Uruguay», aveva detto in precedenza.
Le tasse sono state calcolate sulla base dei 357.000 guadagnati in quattro anni con il suo ‘lavoro' a Parma, dove risiede. Alle Fiamme Gialle della città emiliana era arrivata la segnalazione di operazioni sospette di una donna che tra il 2005 e il 2008 aveva versato in banca l'ingente cifra. Sentita, la donna ha spiegato che quei soldi erano il frutto della sua attività di ‘lucciola'. A quel punto i finanzieri, analizzando le norme in materia, hanno desunto che «il meretricio è un atto civilisticamente illecito, i cui guadagni sono tassabili quali redditi diversi derivanti da proventi illeciti».
Ma il suo avvocato impugnerà il provvedimento: «Se si vogliono far pagare le tasse alle prostitute - dice - bisogna prima garantire quelle forme di tutela, regolarizzazione e assistenza che in Italia ora non ci sono. La Finanza precisa che la prostituzione non è reato, lo è invece lo sfruttamento. Ma la mia assistita lavora in proprio e non sfrutta nessuno». La stessa ‘lucciola' spiega che il proprio ‘lavoro' non avviene in strada, ma di avere «un giro fisso di imprenditori e professionisti, di Parma ma anche di Milano. «Hanno il mio numero di telefono, c'è chi mi passa un fisso mensile...».
La decisione di non voler pagare le tasse aveva già provocato reazioni opposte. Per Pia Covre, segretaria del Comitato per i diritti civili delle prostitute, «ha ragione e deve fare ricorso», e l'Agenzia delle Entrate «è fuori regola poichè la legge Merlin vieta lo sfruttamento della prostituzione da parte dello Stato o di altri». Il leghista Roberto Corradi, parmigiano e consigliere regionale Lega Nord, ritiene invece che la donna vada espulsa immediatamente dall'Italia e che le debba essere revocato il permesso di soggiorno: «Il nostro Paese può fare a meno di immigrati che si prostituiscono».
Per la senatrice radicale Pd Donatella Poretti la vicenda potrebbe essere «un ottimo spunto e un buon punto di partenza» alla vigilia del dibattito parlamentare del Ddl sicurezza, dove è preannunciato un intervento sulla prostituzione. «Ha ragione la Guardia di Finanza - dice - sostenendo che si tratta di attività illecita, ma ha ragione anche il legale quando afferma che debbono esserle riconosciute delle tutele che oggi non esistono».
Già in novembre dello scorso anno una prostituta toscana aveva presentato ricorso, dopo che la Finanza le aveva chiesto mezzo milione di euro per otto anni di reddito non dichiarato. Ma in dicembre la Commissione tributaria della Lombardia aveva deciso, con una sentenza, che anche le prostitute devono pagare le tasse.