Il corpo di San Pio sarà esposto


ROMA. I devoti lo vedranno ad aprile, dal 24 in poi. Gli internauti lo hanno intravisto sul web, grazie alle immagini diffuse dafoggia.tv egarganotv.com . Benedetto XVI potrebbe vederlo a breve se manterrà la promessa, riferita dal vescovo di Foggia Domenico D'Ambrosio, di rendere omaggio al santo di Pietrelcina. Perché San Pio, padre Pio per i fedelissimi del frate con le stimmate, è tornato fra noi, sia pure in salma ben conservata.
Le spoglie del santo sono state esumate l'altra sera, dopo le 22, nel corso di una lunga cerimonia officiata come liturgia canonica comanda. Nessuno, fra i testimoni vincolati al segreto, si è lasciato sfuggire alcunché sulla conservazione generale della salma. Solo dettagli, particolari svelati dal vescovo. Che, per parlare il linguaggio del mondo, ha descritto le famose mani del santo segnate dalle ferite di Cristo sulla croce come fresche di manicure.
Immagine blasfema, si potrebbe pensare? Assolutamente no, se letta nella lunga tradizione di apprezzamenti per padre Pio, sempre molto debitrice verso metafore cosmetiche. Vivo il frate, si ricorderà, i suoi figli spirituali non facevano altro che parlare di odore di santità, profumo di rose, violette e gigli che si spargeva dalle piaghe e dalle stimmate del cappuccino.
Le reazioni del vescono non potevano essere diverse. Lui si è battuto per la beatificazione e la santificazione di padre Pio. Lui continua ad alimentare il culto - insieme con i frati cappuccini del santuario di Santa Maria delle Grazie di San Giovanni Rotondo - oggi grazie anche a una chiesa nuova, progettata da Renzo Piano, pagata con i soldi del Giubileo, grande come un'astronave, attrezzata come una stazione.
Qualcuno pensava addirittura che nella chiesa tanto simile a una moschea, che taglia in due l'aspro paesaggio del Gargano il corpo di padre Pio sarebbe stato tumulato dopo l'esumazione e l'ostensione. Cosi non sarà, poiché la soluzione non piaceva a fedeli e figli spirituali sparsi nel mondo. Tam tam elettronico, e torniamo al web, e l'iniziativa è stata bloccata. Del resto, visto come sono andate le cose nei 40 anni trascorsi dalla morte del santo di Pietrelcina, meglio non contrariare fedeli tanto disponibili a donazioni.
Da ora al 24 aprile, la salma di san Pio sarà affidata a medici legali e tecnici necrofori. Poiché, per quanto ben conservata, col mento intatto e le mani curate, è stato detto nonostante il segreto, per essere esposta in pubblico e non deteriorarsi deve essere preparata. Nessuno, perciò la vedrà come è potuto accadere l'altra sera per la quindicina di persone presenti alla esumazione: otto frati, due miracolati, un vescovo, vari diaconi, personale delle pompe funebri e della medicina legale.
I miracolati, testimoni viventi della santità di Pio da Pietrelcina, erano Consiglia De Martino, la salernitana salvata dall'intercessione di Pio nel 1995, protagonista di una miracolosa guarigione che nel 1999 valse la beatificazione dal frate. L'altro, Matteo Pio Colella, è sopravvissuto nel 2000 a una meningite acuta. Nato e allevato nel culto di padre Pio, Matteo Pio, che era bambino, si salvò dopo le preghiere della madre sulla tomba del frate.
Di grande rango anche i frati, mica zoccolanti qualsiasi. La parruglia era capeggiata da frate Mauro Johri, ministro generale dell'ordine dei cappuccini. Tutto è stato fatto nel massimo rispetto di una liturgia vecchia di secoli, non modificata dal Concilio Vaticano II. Intanto bisogna sapere che la esumazione del corpo di un santo, un beato o un papa si chiama «ricognizione». Che va eseguita pregando e va testimoniata in un «bolla» da affidare ai posteri.
Infine una curiosità. Il corpo di San Pio, mani a parte, sarebbe stato assai rovinato. A differenza di quello di Giovanni XXIII, sempre diffidente nei confronti del frate di Pietrelcina, apparso a chi lo esumò integro e non segnato dal tempo.

Lucia Visca