L'incubo della recessione affonda le Borse


MILANO Il peggior calo dall'11 settembre 2001. Allora c'era stato l'attentato alle Torri Gemelle e lo choc era stato tremendo. Veniva giù tutto, il mondo si era trovato per un attimo sull'orlo di una nuova guerra, e il crollo dei listini era stata solo una conseguenza. E adesso? Che cosa è successo? Perchè? Gli indici dei mercati azionari fanno paura. Le Borse europee hanno bruciato 400 miliardi di euro (pari a 13 milioni al secondo). Piazza Affari ha mandato in fumo 32,7 miliardi.
New York era chiusa per festività e, dunque, da oltre oceano non sono arrivate indicazioni. Però notizie pessime sono arrivate, quando era ancora notte, dalle piazze asiatiche: -3,9% Tokio, -5,1% Shanghai, -6% Singapore, -7,4% in India.
Gli operatori hanno letto e analizzato il discorso di Bush, il suo piano anti-crisi che dovrebbe ridare fiato all'economia americana. E lo hanno trovato troppo debole.
«L'entità del pacchetto non è sufficiente per avere un impatto significativo», dicono a Tokio. «Il piano Bush farà ben poco per risolvere il problema del credito subprime», rispondono da Bombay. «La situazione economica globale è seria e non è escluso che la crisi causata dal rallentamento dell'economia americana si faccia sentire anche sui Paesi emergenti», gli fa eco da Washington il direttore del Fondo monetario internazionale. E qui il discorso si complica, perchè erano proprio i Paesi emergenti che dovevano 'raccogliere il testimone", cioè dare il cambio agli Stati Uniti in affanno e assumere la guida della locomotiva. In pratica avrebbero dovuto essere Cina, Giappone, India e Corea a condurre fuori dal tunnel le economie del pianeta, in attesa che finisse la crisi negli Usa. Invece non è andata cosi. Gli Stati Uniti rappresentano ancora il 25% dell'economia mondiale e se negli Usa il meccanismo si inceppa, ecco che tutto va a rotoli. La recessione, dicono gli esperti, arriverà negli States nel secondo e terzo trimestre di quest'anno (ma le Borse giocano d'anticipo), l'occupazione è già in calo, i salari reali crescono poco (solo dello 0,1% su base annuale), il valore degli immobili è in ribasso e questo abbassa «il valore netto dei patrimoni familiari».
Altro indicatore sono le vendite: nel periodo natalizio sono calate dello 0,4% e questo ha choccato i mercati. In questa situazione difficile, le parole di Bush hanno, di fatto, ufficializzato la crisi.
Dunque, ieri mattina l'Europa si è svegliata quando le Borse asiatiche erano già in piena crisi e le contrattazioni sono partite all'insegna delle vendite. Londra ha perso il 5,48%, Francoforte il 7,01%, Parigi il 6,8%. Il panico si è diffuso velocemente a tutte le piazze, da Amsterdam a Madrid, da Bruxelles a Mosca (-7,4%), da Varsavia (-5,56%) a Lisbona (-5,8%). E, nel pomeriggio, lo tsunami è arrivato in Sudamerica: -5,2% il Bovespa di San Paolo e -4% il Merval a Buenos Aires.
A Milano l'S&P/Mib ha ceduto il 5,17% (il peggior calo dal settembre 2001) con vendite che hanno interessato Unicredit (-8,9%) a 4,85 euro, ma anche gli energetci come Enel (-5,59%) ed Eni (-5,25%).
Adesso gli occhi sono puntati sulla riapertura delle Borse Usa, oggi pomeriggio, mentre i risparmiatori di tutto il mondo terrano gli occhi puntati sulla Federal Reserve che si riunirà il prossimo 30 gennaio. Taglierà i tassi per cercare di ridare ossigeno all'economia Usa? Senz'altro. Ma di quanto sarà tagliato il costo del denaro?. L'altro appuntamento sarà a Francoforte il 7 febbraio quando si riunirà il direttivo della Bce, la Banca centrale europea. «Prevediamo un taglio anche in Europa», dicono alla Royal Bank of Scotland. In questa situazione di estrema incertezza, il dollaro si è rafforzato sull'euro (è scambiato a 1,444 contro 1,460 di venerdi).

Gigi Furini