05 novembre 2007 —
pagina 07
sezione: Cronaca
Il codice etico potrebbe essere la strada giusta da perseguire per risolvere le tante discussioni e polemiche che negli ultimi tempi stanno circondando luniversità di Mdoena e Reggio. E lo dovrebbe promuovere lo stesso rettore Pellacani, come già è avvenuto a Bologna. Ne è convinto Francesco Ori, segretario cittadino dei Ds, che sulla scia della proposta che a fatica sta portando avanti un gruppo di docenti dellateneo, ricorda che a Bologna il codice etico è già una realtà.
«Lidea che mi sono fatto - esordisce Ori - è che nel nostro Ateneo ci sia una situazione in cui la proposta emersa già mesi fa, di dotarsi di un codice etico per ristabilire delle regole interne e garantire trasparenza e prestigio, rappresenti lunica via duscita per assicurare rapporti DI fiducia tra docenti e studenti. Cè chi dice che avere un codice etico potrebbe significare ammettere lesistenza di situazioni che non rispettano le regolarità, avallare il sospetto sullesistenza di eventuali abusi di potere. Credo che si debba superare questa visione e che tutte le istituzioni dovrebbero avere un codice etico».
Lo farete anche in occasione del nuovo Pd? «E lintenzione emersa alla Costituente a Milano. Si è deciso di dar vita ad una commissione di codice etico che regoli il rapporto tra cittadini e politica, tra aderenti e la loro possibilità di candidarsi o svolgere funzioni politiche».
Torniamo allAteneo; veniamo da polemiche che hanno colpito rettore, sindaco, portavoce degli studenti. Che idea si è fatto? «In parte questa situazione può derivare dalla preoccupazione di come ci si avvicinerà al cambio di rettore e a tutto ciò che finisce con il ruotare attorno a questo appuntamento. Per questo credo che dovrebbe essere lo stesso rettore Pellacani a fare come il suo collega Calzolari a Boplogna: si faccia portavoce in prima persona del codice etico. Tra laltro lo stesso ministro Mussi ha incaricato tre personaggi del calibro di Zagrebelsky e Antiseri e Rodotà di stilare un codice etico da proporre a tutti gli atenei. Questo senza delegittimare nessuno».
Pellacani ha apertamente accusato la sinistra di campagna persecutoria nei suoi confronti. «Io credo che sindacato e partiti debbano rispettare gli spazi di autonomia. I partiti non devono entrare nel governo dei processi universitari, e viceversa. Questo non toglie che chi è nei meccanismi di governo dellAteneo, come i rappresentanti degli studenti, possano chiedere ed esigere dalla Università la risoluzione di problemi come il peso delle tasse o la contestuale corresponsione di adeguati servizi». (andrea marini)