17 luglio 2007 —
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sezione: Cultura e Spettacoli
MODENA. Le premesse per una serata attraente cerano - difatti il pubblico venerdì alla Galleria Estense era numeroso - perché a commentare il volume I beni culturali. Testimonianza materiale di civiltà di Roberto Cecchi, direttore generale del ministero per i Beni Culturali, erano stati chiamati Daniele Sitta, assessore allUrbanistica, Stefano Betti (Ance, associazione costruttori edili di Modena), Claudio Gibertoni presidente degli architetti modenesi e Angelo Mazza che dirige il museo.
Non si è parlato solo di arte dunque, perché gli interlocutori - con lautore brevemente presente al telefono causa blocco autostradale - hanno fatto il punto sul rapporto tra monumenti da salvaguardare e necessità di progredire nello sviluppo della città.
Discussione spinosa anche perché il dirigente scrive che chi dovrebbe proteggere il patrimonio fa tuttaltro, è connivente con la speculazione, lascia che si facciano le peggiori cose senza muovere foglia, senza denunciare.
A Modena, dice Sitta, si sta procedendo spediti: «Abbiamo chiesto a Mario Botta, il restauratore della Scala di Milano, di intervenire sulle piazze Roma e Matteotti, se il suo progetto sarà accettato procederemo».
Oltre a ciò il Comune sta per togliere circa 1000 auto dal centro storico, liberando sostanzialmente la piazza del Palazzo Ducale e quella di SantAgostino, ma avverte lassessore «occorre dare degli incentivi ai residenti per spostare lauto».
Il libro di Cecchi edito da Spirali invita - una scrittura quasi memorialistica, da romanzo più che da saggio storico - a interrogarsi sulla testimonianza materiale che non può coinvolgere solo il bene culturale in sé ma deve anche includere il contesto, puntualizza Anna Spadafora dellUniversità internazionale del secondo Rinascimento che ha introdotto la serata.
Tenuto conto che oggi in Italia il sessanta per cento dellattività edilizia è finalizzata al restauro del patrimonio architettonico si capisce bene come intorno ai cantieri sovente ci siano scambi accesi di idee.
Al centro naturalmente stanno le soprintendenze con la propria lenta catalogazione dei beni artistici (il Comune dice di essere un partner affidabile tanto da aver posto sotto tutela fin dal 74 il centro storico) cui bisogna affiancare secondo lAnce «il nuovo perché se organi di tutela ed enti locali non dialogano noi siamo nel mezzo».
Conferma anche Gibertoni: «Le idee di Cecchi sono condivisibili anche se in Italia il dialogo tra modernità e architettura è complicatissimo». Chiude Mazza la serata sponsorizzata da Banca Modenese ricordando come le cifre statali date per la tutela siano ridicole «ad esempio che fine stanno facendo i paramenti sacri del Settecento che pure sono inventariati ma giacciono abbandonati chissà dove?». (stefano luppi)