Putin minaccia una nuova corsa al riarmo

ROMA. La Russia intende applicare una 'moratoria" al trattato sulle Armi convenzionali in Europa, quello che nel 1990 vide Urss e Nato stringersi la mano segnando la fine simbolica della guerra fredda. Dopo una giornata di duello infuocato a distanza tra Washington e Mosca, si chiude nel peggiore dei modi la prima giornata del vertice Nato di Oslo. La conferma alla proposta di congelamento del Trattato, lanciata nel pomeriggio da Vladimir Putin, giunge dal ministro degli esteri russo Lavrov in tarda serata, gelando gli Alleati: «Sospenderemo l'adesione al trattato».
«Non vediamo nessuna vera minaccia che possa giustificare gli intercettori in Polonia o il radar in Repubblica Ceca». La sessione di ieri tra i ministri degli Esteri dell'Alleanza aveva visto un crescendo di tensione prima ancora di cominciare. Sul piatto, i timori di Mosca sul progetto statunitense di scudo antimissilistico in Europa dell'Est, che per il Cremlino potrebbe compromettere la strategia nucleare nazionale.
«Un'idea ridicola» per il segretario di stato Usa Condoleezza Rice, che in mattinata nel minivertice Usa-Norvegia boccia senza mezzi termini «l'idea che 10 intercettori e qualche radar nell'Europa dell'Est possano minacciare il deterrente strategico sovietico». Concludendo: «Cerchiamo di essere seri». Parole che alzano subito la tensione. Un lapsus (sovietico anziché russo) che parla da sé: il ritorno a toni da guerra fredda tra le due potenze ex nemiche è sulle penne di tutti i commmentatori. Poco dopo, davanti alla Duma riunita e in diretta tv, Putin affronta il suo ultimo discorso alla nazione prima delle elezioni presidenziali 2008. Dopo aver ricordato che «ormai la Russia è tra le prime 10 potenze economiche al mondo», lancia la bomba: sospendere la moratoria del Trattato sulle armi convenzionali in Europa (CFE) «finché non venga rispettato e ratificato da tutti i paesi Nato», notando che è l'Occidente a non rispettare le clausole sulla corsa agli armamenti, e in particolare gli Usa. Una risposta diretta all'ingerenza del Pentagono a Est che Mosca non tollera.
Firmato a Parigi nel 1990 dai capi di governo Nato e del Patto di Varsavia, il documento prevedeva un progressivo disarmo dei partecipanti. Entrato in vigore nel 1992, modificato nel 1999 in seguito al crollo dell'Urss, la nuova versione fu ratificata dalla Russia nel 2004, ma non da tutti i paesi Nato. Immediata la reazione del segretario dell'Alleanza Jaap de Hoop Scheffer, che parla di 'minaccia" russa aggiungendo di aspettarsi «spiegazioni» sulle parole di Putin dal ministro degli esteri russo Sergei Lavrov, presente al meeting. Ma in serata, nel Consiglio Nato-Russia, Lavrov conferma.
Per bloccare il progetto Usa, ieri zar Vladimir ha invocato persino una sorta di arbitrio internazionale super partes, tirando in ballo l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa: «Se ne discuta anche all'Osce». Affermazioni che secondo gli analisti alzano la posta in gioco tra i due contendenti e richiamano lo spettro di una nuova corsa agli armamenti.
A metà giornata, Rice aveva tentato di gettare acqua sul suo fuoco. Washington è «disponibile a discuterne con il Cremlino», e si offre di condividere informazioni e tecnologie: «Non siamo più nella situazione in cui gli Stati Uniti e l'Unione sovietica erano avversari (...) abbiamo davanti a noi minacce comuni», riferendosi al Medioriente. Auspica tuttavia che la Russia rispetti i propri impegni senza ritirarsi dal Trattato. A tentare di smorzare i toni nel tardo pomeriggio, il ministro degli Esteri italiano D'Alema, per il quale è necessario «continuare a discutere con la Russia per rimuovere le incomprensioni che si sono create». Per il titolare della Farnesina la contesa deve essere affrontata come «un problema che riguarda complessivamente la Nato e i rapporti con la Russia».