Parmalat, i revisori potrebbero risarcire

PARMA. Scontro tra la Procura della Repubblica di Parma e i legali di Calisto Tanzi sulla vicenda della riunificazione dei vari tronconi del processo parmigiano che riguardano il crac Parmalat. Il Gup Domenico Truppa ha ascoltato le varie motivazioni sulla questione e mentre gli avvocati di Tanzi vorrebbero un'unificazione per accertare ampie corresponsabilità nel crollo finanziario del gruppo di Collecchio, la Procura ha confermato la propria opposizione per motivi organizzativi.
Il gup deciderà il 24 gennaio. Tanzi si è presentato in aula insieme ai suoi legali Giampiero Biancolella e Filippo Sgubbi e all'uscita si è limitato a commentare «mi associo a quanto ha detto l'avvocato Biancolella» e ha poi esclamato «è il contrario» quando un cronista gli ha chiesto di commentare i timori di chi vede nell'unificazione dei processi un rallentamento del procedimento. «Abbiamo illustrato la nostra istanza di riunificazione - ha detto Biancolella - condivisa sia dalle 35.000 parti civili sia dalla procedura del fallimento di Parmalat. Si tratterebbe di un accorciamento, e non di un allungamento, per l'unificazione con Parmatour e Ciappazzi si tratta di una cosa doverosa e non di una cortesia che chiediamo: vogliamo solo l'applicazione del diritto». L'obiettivo del collegio difensivo di Tanzi sarebbe quello di inserire in un eventuale maxiprocesso anche la posizione delle banche, i cui fascicoli sono però ancora sulle scrivanie della Procura parmigiana e per le quali il rinvio a giudizio potrebbe arrivare solamente nei prossimi mesi.
Il procuratore La Guardia ha commentato anche la strategia difensiva degli avvocati di Tanzi: «Con la mancata unificazione - ha detto - non vedo nessun danno alla difesa perché Tanzi è confesso. Chiede che siano accertate eventuali corresponsabilità, la sede per farlo è quella dibattimentale e non certamente l'udienza preliminare». In dicembre ci saranno però le udienze relative al processo Ciappazzi che vede come imputati alcuni manager del gruppo Capitalia per una delle vicende che avrebbero determinato il crac della Parmalat. Lo stesso gup Truppa ha ammesso quali responsabili civili le società di revisione Deloitte&Touche e Dianthus (che non sarebbe altro che la vecchia Deloitte&Touche). Le società di revisione, che ratificarono i bilanci della Parmalat, ora rischiano di essere chiamate a risarcire insieme agli imputati l'eventuale danno che il giudice potrebbe ritenere esistente. In questo caso, quindi, i risparmiatori che si sono costituiti parte civile al processo potrebbero rifarsi anche su queste due società di revisione. Rimane fuori, invece, Italaudit, ex Grant Thornton: il difensore che l'aveva citata in un primo momento ha poi revocato la sua richiesta. Peraltro, tra i 62 imputati del processo di Parma, figurano diversi revisori dei conti, accusati dalla procura della città emiliana di avere firmato e ratificato bilanci palesemente falsi.
Infine, il capitale sociale di Parmalat è aumentato di 169.505 euro, a quota 1.641.153.271 euro, in seguito all'assegnazione di 32.460 azioni e alla conversione di 146.045 warrant. E in Borsa continua il buon momento di Parmalat (+1,25%) dopo le transazioni negli Usa.