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I pensionati chiedono aumenti


 ROMA. Da una parte, a Piazza Navona, la manifestazione degli iscritti alle federazioni dei pensionati. Dall’altra, al cinema Capranica, i dirigenti dell’esercito delle partite Iva, commercianti e artigiani. A duecento metri di distanza un no corale alla finanziaria, anche se con motivi sono molto diversi. Il segretario della Cisl Raffaele Bonanni, che è intervenuto alla manifestazione dei pensionati, ha sottolineato che comunque la protesta dei pensionati nulla ha da condividere con quella della Casa delle Libertà.
 E questo perchè «le nostre non sono richieste corporative» visto che le pensioni sono esposte all’inflazione da 14 anni, «senza che ci sia stato per esse nessun recupero».
 Secondo Bonanni è necessario rivalutare le pensioni, prevedere un ulteriore allargamento della «no tax-area e fare un passo in più per la non autosufficienza con la costruzione di un fondo e non con elemosina». «Vogliamo l’anagrafe tributaria» ha continuato il sindacalista «così che chi ha grandi patrimoni, barche, auto di lusso paghi di più».
 Nel pomeriggio si è avuto un incontro tra i sindacatie il sottosegretario Letta. Il quale ha «assicurato che è intenzione del Governo dare un chiaro segnale alla categoria in tema di Irpef già in sede di emendamenti alla Finanziaria e che i temi sollevati dai pensionati rientreranno nel prossimo percorso concertativo». Al cinema Capranica, per la prima volta dal 1945, cinque sigle di altrettante associazioni di lavoratori autonomi si sono riunite per decretare uno stato di guerra contro la finanziaria. I commercianti, riuniti nella Confcommercio e nella Confesercenti, e gli artigiani organizzati nella Cna, nella Confartigianato e nella Casa-artigiani, si sono lamentati di essere considerati nella concertazione attori di serie B, dopo sindacati e Confindustria, poi di dover pagare il maggior onere della manovra, visto che gli studi di settore hanno automaticamente alzato le tasse. Infine hanno protestato contro l’aumento dei contributi per l’apprendistato e dei contributi previdenziali. Gli artigiani e i bottegai, con meno di dieci addetti, sono il 95% delle imprese italiane e danno lavoro a poco meno della metà dell’ammontare dei lavoratori dipendenti. Tutti assieme coprono il 70 per cento del sistema produttivo e rappresentano più di 4 milioni di imprese. Giorgio Guerrini, presidente della Confartigianato, ha accusato il tradimento della fiducia degli artigiani. Ivan Malavasi (Cna) ha sottolineato che aumentare i contributi agli apprendisti significa colpire «l’unico strumento di ingresso agevolato sul mercato del lavoro». E il presidente di Casa-artigiani Giacomo Basso si è lamentato di arrivare per ultimo negli appuntamenti «perchè il lavoro dipendente nel nostro Paese ha sempre avuto una considerazione superiore rispetto a quello autonomo».
 Dopo poche ore è arrivata la proposta di Piero Fassino di aprire un tavolo per valutare le richieste di artigiani e commercianti.
- Antonella Fantò