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Turco dirotta un Boeing: «Il Papa mi ascolti»

 ROMA. Voleva consegnare un messaggio al Pontefice e una richiesta d’asilo al governo italiano il dirottatore che nel pomeriggio di ieri si è impossessato di un aereo della Turkish Airlines in volo da Tirana ad Istanbul. Il Boeing della compagnia di bandiera turca partito alle 16 e 20 dalla capitale albanese, con 113 persone a bordo, è stato intercettato da due F16 del 37esimo stormo dell’Aeronautica militare di stanza a Trapani nel giro di pochi minuti.
 L’aereo, atterrato a Brindisi, ha fatto scattare in tutto il paese il piano nazionale di sicurezza antiterrorismo.
 I primi a captare l’allarme in codice erano stati i controllori del traffico aereo di Atene: due segnalazioni successivi che avevano fatto alzare in volo quattro caccia dell’aviazione greca determinati a scortare il volo dirottato fuori dal proprio spazio aereo. L’aereo è stato quindi preso in consegna dai piloti militari italiani, allertati dal Comando operativo aereo di Poggio Renatico, e costretto a far rotta su Brindisi. Nel frattempo, a Roma il Senato sospendeva la seduta, il capo della polizia Gianni De Gennaro lasciava di corsa un convegno della Uil su legalità e democrazia, e anche il ministro dell’Interno Giuliano Amato abbandonava la Consulta islamica per seguire personalmente, dal suo ufficio del Viminale, l’evolversi dell’emergenza.
 Nello scalo pugliese, subito chiuso al traffico, il Boeing è stato fatto parcheggiare sulla pista più decentrata, quella più vicina al mare. E qui, in un clima ad alta tensione, sono cominciate le trattative col presunto terrorista, apparentemente disarmato ma deciso a consegnare un messaggio a Papa Benedetto XVI, un messaggio che in un primo momento sembrava di protesta contro l’annunciata visita del Pontefice in Turchia.
 Attorno all’aereo, oltre ad unità di tiratori scelti pronti a intervenire, sono stati schierati mezzi dei vigili del fuoco e numerose pattuglie di polizia e carabinieri. Ma all’arrivo del prefetto di Brindisi Mario Tafaro, delegato a negoziare col pirata dell’aria, il dirottatore aveva già fatto trapelare la propria disponibilità ad arrendersi. Una resa condizionata alla consegna di una lettera al Santo Padre e ad un incontro con i giornalisti, già presenti a decine nella stazione di polizia dello scalo. Nei minuti successivi l’uomo ha quindi accettato di incontrare il prefetto. I 107 passeggeri del volo, tutti incolumi, sono stati evacuati e accompagnati all’interno dell’aerostazione circondata da un imponente dispositivo di sicurezza. A quel punto le richieste dei dirottatore si sono fatte più chiare e si è capito che nulla avevano a che fare con il terrorismo islamico nè con l’organizzazione integralista dei Lupi Grigi. Il progetto del giovane, stando a una prima ricostruzione dei fatti, era anzi quello di arrivare proprio a Roma per chiedere asilo politico, incontrare il Santo Padre e denunciare al Vaticano le violazioni dei diritti umani e i soprusi subiti in Turchia dalla minoranza cristiana. Hakan Ekinci, questo il suo nome, in agosto aveva già scritto una lettera a Ratzinger nella quale si dichiarava convertito al cristianesimo nel 1998 e parlava dei suoi problemi di obbiettore di coscienza rispetto al servizio militare; problemi che lo avevano già portato a chiedere inutilmente asilo anche a Tirana. Attorno alle 20 è stato poi il ministro dei trasporti turco, Binali Yldirim, a precisare che «nessun elemento» lasciava supporre che obbiettivo dei dirottatori fosse protestare contro la prossima visita del Papa in Turchia.
 Pochi minuti più tardi, sulla pista brindisina, la fine del dramma. Il dirottatore si consegna alla polizia senza opporre resistenza. «Quell’uomo aveva persino chiesto perdono in inglese a tutti i passeggeri», racconterà il parlamentare albanese, Sadri Anbazi, che si trovava a bordo.
 Le informazioni ufficiali sull’anomalo dirottatore - in un primo momento si era creduto che il commando fosse composto da almeno due uomini - le fornirà questa mattina il ministro dell’Interno Giuliano Amato, chiamato a riferire con urgenza in Parlamento. Per ora, secondo la rete televisiva turca Ntv, l’uomo che risponde al nome di Hakan Ekinci avrebbe 30 anni e sarebbe un disertore fuggito durante il servizio di leva nell’esercito. A bordo non aveva armi ma aveva detto ai piloti di avere con sè un ordigno pronto a esplodere.
 «È una vicenda che ci ha tenuto con il fiato sospeso, ma per fortuna si é conclusa senza vittime», ha commentato a sera, con evidente sollievo, il ministro degli Esteri Massimo D’Alema. «Sono fatti che destano sempre preoccupazione ma dei quali bisogna capire bene l’origine e la matrice», ha aggiunto il titolare della Farnesina mentre il dirottatore, confuso e disorientato secondo i testimoni, veniva portato via dalle forze dell’ordine.