Nel '47 don Beccari fondò a Rubbiara una scuola speciale

NONANTOLA.Don Arrigo Beccari è ricordato specialmente per la «bella avventura» di Villa Emma. Ma esiste un altro aspetto di questo prete eccezionale: la sua scuola di Rubbiara. Faceva parte del gruppo di don Zeno Saltini fondatore di Nomadelfia a Fossoli ed esportò quella esperienza prima a Nonantola e poi a Rubbiara dove era parroco. Nel 1947 fondò una «Scuola di Avviamento» legalmente riconosciuta. Erano anni in cui molti preti avevano aperte scuole professionali e laboratori artigianali con esiti diversi. A Rubbiara la sua scuola durò quasi 20 anni, fino a quando non «mori per morte naturale» come scrisse lo stesso don Arrigo, sostituita dalla nuova scuola media nei primi anni 60. La scuola aveva caratteristiche «rivoluzionarie».
1) La scuola era stata fatta per i ragazzi più poveri e per gli orfani della guerra. In linea con la sensibilità di don Zeno e come lo sarà la scuola di Barbina di don Milani, don Arrigo voleva fornire strumenti di emancipazione ai figli dei contadini e degli operai. Non c'erano molti mezzi e si viveva anche di aiuti di benefattori.
2) Le famiglie venivano coinvolte nella scuola. I genitori e gli abitanti dl paese erano chiamati non solo a fare lavori di muratura, a partecipare all'arredamento e a dare viveri o legna, ma le famiglie degli studenti erano convocati per discutere la linea didattica. «Quando il consiglio di classe pensava di bocciare un alunno, venivano chiamati i genitori e ascoltava prima della decisione finale anche il loro parere» ricorda don Gianni Gilli, scultore modenese che ha scoperto la sua seconda vocazione proprio alla scuola di don Arrigo.
3) La scuola di Rubbiara anticipò le più moderne linee pedagogiche. Era una scuola «a tempo pieno» i ragazzi stavano a mangiare in una mensa scolastica e nel pomeriggio oltre ai compiti facevano attività complementari. Continuava d'estate con vacanze al mare o in montagna. Era una «scuola attiva»: le materie teoriche erano sempre accompagnata dal dialogo, dal confronto di diversi testi e dalla sperimentazione diretta: «Un giorno ci arrampicammo sugli alberi per studiare le gemme e le foglie delle piante» (memorie di don Arrigo). Oltre alle discipline classiche si studiavano «Materie pratiche: l'arte e il teatro facevano parte del suo itinerario pedagogico; pittura, ceramica, vetreria, canto, danza e teatro» dice ancora don Gilli. La signora M. Vittoria Schiavoni oggi 82enne ricorda piacevolmente gli anni 50, quando ancora giovane maestra di ballo, era stata chiamata dal prete a fare da regista e a preparare il corpo di ballo per la prima opera teatrale messa in scena a Rubbiara, l' Aida. «I ragazzi non sapevano ancora parlare in italiano e don Beccari dietro le quinte suggeriva al tenore di turno le incomprensibili parole di Verdi». Il «maestro» Beccari amava scrivere le sue massime in caratteri cubitali alle pareti: «La verità vi farà liberi», dal vangelo, oppure «Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza» di Dante o «Amor mi move..» sempre di Dante sul pulmino. Dalla scuola di Rubbiara uscirono insegnanti, professionisti e artisti. Ancora oggi funziona l'Università Popolare, inventata da don Arrigo. Don Beccari anticipò il Concilio: già negli anni 50 diceva la messa rivolto alla gente e leggeva i testi della bibbia in italiano, coinvolgendo e dialogando con gli ascoltatori. La sua libertà e intelligenza non furono sempre capiti dai partiti di sinistra che con diffidenza vedevano in lui uomo troppo al di sopra degli schieramenti politici. Ma anche dalle gerarchie ecclesiastiche per le sue innovazioni liturgiche e per il suo rifiuto di esporre alle porte della parrocchia manifesti in favore della Democrazia Cristiana o di proclamare dal pulpito le preferenze elettorali dei vescovi. Tanto è vero che per diventare parroco di Nonantola dovette aspettare nel 1972. In questa parrocchia era stata sperimentata nel 1966 dopo il Concilio, una nuova forma di gestione parrocchiale: non più un solo parroco ma una comunità di tre preti che gestivano in solido la cura pastorale, condividevano gli stipendi e discutevano le decisioni da prendere nell'assemblea parrocchiale (laici e preti). Don Arrigo subentrò con disponibilità e gioia, a don Vittorio Pezzuoli che con don Giuliano Barattini, don Emanuele Mucci aveva fondato questa esperienza. (beppe manni)