‘Ferito alla spalla da cecchino'

Renato Vaccari, 81 anni, anch'egli di Castelnuovo, ha condiviso molto con i partigiani della zona. L'8 settembre 1943 si trovava nell'esercito, a Udine, nell'11º Reggimento Autieri. Il giorno dopo vennero sistemati in colonna da un ufficiale, con camion e pullman; 'ci volevano consegnare ai tedeschi" spiega Vaccari. Ma il comandante della compagnia li salvò. 'Mi disse di sistemarmi al volante e di mettere in moto il pullman, lo riempi di soldati, sali anche lui e scappammo. Evitammo cosi la deportazione o la morte. Percorremmo stradine di campagna per evitare i posti di blocco dei tedeschi che volevano fare piazza pulita dell'esercito italiano - spiega Vaccari - ad un certo punto il mezzo si piantò nel fango e non ci fu verso di tirarlo fuori. Dovemmo proseguire a piedi e in 8 giorni raggiunsi Nonantola, dove allora abitavo. Fino al marzo 1944 rimasi nascosto in casa, poi scappai. Un amico, Agostino Melotti, mi chiese di aggregarmi ai partigiani. In una settimana riuscii ad organizzare un Gap, un gruppo d'azione patriottica, con i ragazzi che abitavano nel mio rione. Compimmo azioni di sabotaggio, facevamo saltare i binari della ferrovia, distribuivamo volantini. Nel gennaio del ‘45 arrivò l'ordine di allontanarci perchè ci sarebbe stato un rastrellamento. Attraversammo il fiume Panaro di notte, con l'acqua fino al collo, il 3 febbraio, con un freddo glaciale. Passammo anche il Secchia e raggiungemmo Limidi. Rimanemmo là un mese, poi dovemmo allontanarci anche da Limidi perchè i rastrellamento dilagavano. Attraversammo di nuovo il fiume Secchia i primi di marzo e arrivammo a Solara dove restammo fino ai giorni precedenti la Liberazione. Da là siamo poi partiti a piedi per raggiungere Modena; i tedeschi si erano già ritirati durante la notte, ne facemmo prigionieri alcuni e li consegammo agli americani. Tornai a Nonantola, da dove, il 22 aprile, partii insieme ad alcuni compagni per Modena in bicicletta. Dopo il ponte di Navicello vedemmo una lunga colonna di carri armati americani che arrivava fino al quartiere Crocetta di Modena. In via Menotti incontrammo il commissario della Divisione Pianura Luigi Benedetti che ci disse di dividerci in due squadre. Io e alcuni compagni, per raggiungere il centro, passammo da via Paolo Ferrari e via Piave, dove all'epoca c'era un solo palazzo. Ne scese un vigile del fuoco in pensione e ci disse di salire in casa sua perchè dalla finestra ci avrebbe mostrato dove si era rifugiato un cecchino. Io salii, mi affacciai alla finestra e feci appena in tempo a impugnare il binocolo che dalla postazione del cecchino parti uno sparo; mi colpi alla spalla, trapassandola, e la stessa pallottola uccise il vigile del fuoco in pensione, che si trovava dietro di me, colpendolo in pieno petto. Non c'erano ambulanze disponibili e quando, dopo tre ore, trovammo un'auto, i compagni mi portarono all'ospedale di Castelfranco. Il medico mi diede per spacciato, non c'era nemmeno la corrente elettrica per eseguire una radiografia. Invece sopravvissi". (cl.be.)